AMOUR PROPRE ET ARGENT SALE - Jean Pierre MARTINEZ - SCÈNE 1 -
Difficulty: Medium    Uploaded: 5 months ago by Macael     Last Activity: 3 months, 3 weeks ago
Fin
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SCENA 1 - Il modesto studio di pittore di Frédéric, che funge anche da salotto, nel loft in cui vive con la sua compagna Delphine. Dietro il suo cavalletto, Frédéric lavora ad una tela, mentre ascolta della musica. Delphine arriva da fuori, un impermeabile sulle spalle e uno zainetto in mano
Delphine – Ciao !
Frédéric — Sei già qui ?
Delphine - Che benvenuto... Se ti disturbo, posso tornare tra un'ora.
Frédéric - Scusa... non ho visto il tempo passare.
Frédéric ferma la musica, ma continua a dipingere.
Delphine - Sei fortunato... A me, questa giornata mi è sembrata interminabile... (si toglie l'impermeabile, mette giù lo zainetto, si avvicina a lui e gli da un bacio sulle labbra. Scusa se ti interrompo nel bel mezzo del lavoro... Spero che un giorno possa avere il tuo proprio studio.
Frédéric - Questo mi sta molto bene.
Delphine — Voglio dire uno studio per te, che non serva allo stesso tempo di soggiorno. Per no infastidirte quando torno dal lavoro.
Frédéric — Ma tu non mi disturbi mai, lo sai.
Lei da un'occhiata al dipinto.
Delphine - È un nuovo dipinto?
Frédéric - Sì... Delphine - Un altro volto... Misterioso, indecifrabile... Frédéric - Si può passare tutta la vita a cercare di svelare il mistero di un volto.
Delphine - E ancora nessun modello... Frédéric - Vuoi che faccia il tuo ritratto?
Delphine – Per svelarmi come dici? Rimarresti deluso. Non ho niente da nascondere... Frédéric - Tutti abbiamo qualcosa da nascondere. Per me rimarrai per sempre una donna molto misteriosa.
Delphine - Che cosa ti stupisce tanto in me?
Frederic - Che abbia scelto di vivere con me, per cominciare.
Delphine – Questo si chiama amore, no?
Frédéric - Allora l'amore è qualcosa di molto misterioso.
Delphine - È vero... A proposito, mi chiedo perché tu hai scelto di vivere con me.
Frédéric – Oh, è molto semplice.
Delphine – Ti ascolto.
Lui posa i pennelli, si avvicina a lei e la abbraccia.
Frédéric – Ma perché sei un dipendente pubblico del sistema educativo nazionale! Per un artista, il servizio civile è rassicurante.
Delphine (divertita) - Bastardo... Frédéric - Senza di te... nessuna banca ci avrebbe concesso un credito di trent'anni, per l'acquisto di questo vecchio garage che oggi chiamiamo un loft.
Delphine - In ogni caso, io non ti ho scelto per il tuo romanticismo... Frédéric - Ti sbagli, sono un grande romantico. Costretto a nascondere la sua sensibilità a fior di pelle dietro un apparente cinismo.
Mette giù i pennelli e la bacia.
Delphine - Hai ragione, continua a dipingere senza modello. Non credo che mi possa piacere tornare a casa e trovare una ragazza nuda, sdraiata sul mio divano in una posa lasciva... Frédéric - Vuoi posare per me? Nuda... In una posa lasciva... Delphine - Non avrei la pazienza. E dovremmo alzare il riscaldamento... Frédéric : Non sono sicuro che abbiamo i mezzi. Va be, credo che smetterò qui.
Delphine — Ti ho distratto.
Frédéric — Mi piace tanto quando mi distrai... Com'è andato, il tuo rientro a scuola ?
Delphine — Oggi ci sono stati i preparativi per il rientro scuola.... C'erano solo gli insegnanti. Il grande giorno, è lunedi. Lasciamo entrare le belve... Frédéric - Hanno vietato l'uso degli animali nei circhi. Si dovrebbe anche vietare i bambini nelle scuole.
Delphine - Ma non avrei più un lavoro. Stiamo già mangiando solo patate.
Frédéric – Adoro le patate. Comunque, adoro mangiare patate con te.
Delphine — Andrà tutto bene. Si renderanno conto che hai talento.
Frédéric - Non ho venduto un quadro da settimane.
Delphine - Eppure il tuo sito web ti aveva portato alcuni visitatori.
Frédéric – Certo. Vengono, guardano, chiacchierano... A qualsiasi ora.
Offro loro un caffè, ma non capita spesso che tirino fuori il libretto degli assegni alla fine.
Delphine - La tua mostra ha funzionato bene.
Una mostra in un ristorante... Finché non sarò in una galleria degna di questo nome. A Parigi preferibilmente... Delphine - Ma rifiuti di contattare le gallerie parigine!
Frédéric - A che servirebbe? Nessuno mi conosce. E hanno già tantissime richieste... Delphine - E il tuo misterioso collezionista russo? Quello che ti comprava un cuadro ogni mese, per farselo consegnare a Londra... Frédéric — Non ho più notizie... Forse è morto... Delphine — Dai, ce ne saranno altri... Frédéric — Certo... Ho preparato le cena. .
Delphine — Fantastico ! Cosa mangiamo ?
Frédéric — Patate.
Delphine — Magnifico ...Fritte ? Purè ?
Frédéric — È une nuova ricetta. Credo che si chiami... patate con la buccia.
Delphine — Mi metto la mia vestaglia e arrivo in un attimo. Per una serata romantica... Frédéric — Ti disturba se resto cosí ? Mi sta molto male la vestaglia.
Delphine - Ne approfitterò per farmi una doccia.
Esce. Lui guarda il suo dipinto con aria insoddisfatta. Suona il campanello, Va ad aprire, e torna con Carlos.
Frédéric - Prego, entri... Ecco il mio studio... Carlos - Grazie per accogliermi all'improvviso.
Frédéric - Ci sono abituato... Ma è meglio telefonare prima. Avrei potuto non esserci... Carlos - Sarei tornato... (da un'occhiata alla tela). È molto... disturbante, questo ritratto. Ma è fantastico. È il viso di un uomo o di una donna?
Frédéric — Ció... Ció fa parte del mistero... Carlos — La verità non si vede mai a prima vista, in tutta la sua nudità... Frédéric — Altrimenti, è meglio scattare una foto.
Carlos — Il mistero, è quello che fa il fascino di la Gioconda, non è vero ?
Frédéric - Per la Gioconda, almeno sappiamo che è una donna... Ma ha ragione. Dipingo per accedere a una qualche forma di verità. Rappresentando la realtà altramenti che appare a prima vista. Ne parlavo proprio con mia moglie... Carlos — È sposato, quindi. Intrigato dalla piega personale che sta prendendo la conversazione, Frédéric solo sorride.
Frédéric — Ha scoperto i miei quadri sul mio sito internet ?
Carlos — No... Frédéric — Lei è un gallerista Collezionista ? O semplicemente amatore di dipinti ?
Mi piacciono i dipinti, è vero...mais non sono niente di tutto questo. A dire il vero... non sono qui per comprare un quadro.
Frédéric - Adesso che è qui, potrebbe dare un'occhiata, non c'è nessun impegno.
Carlos - Quello che ho da dirvi non ha niente a che fare con i dipinti, ahimè... Frédéric - L'ascolto... Carlos - Sono venuto per darle una brutta notizia.
Frédéric — Lo pensavo ... Ma dica, per favore.
Carlos — Forse Lei è già consapevole... Frédéric — No, no... Diciamo che ....non sono abituato a ricevere sconosciuti che vengono a casa mia all'improvviso per anunciarmi buone notizie.
Carlos — Dietro una brutta notizia, Lei sa, c'è anche spesso una contropartita positiva.
Frédéric - Comincia a preoccuparmi un po'... Lei non è un Testimone di Geova, almeno?
Carlos - No, tranquillo.
Frédéric - Allora chi è Lei? E cos'ha da dirmi che sia così urgente?
Carlos - Sono... voglio dire, ero l'avvocato di suo padre.
Frédéric – Mio padre?
Carlos – Charles. Charles Andreani. Lei è suo figlio, vero?
Frédéric – Sì... a quanto pare.
Carlos — Ebbene... Suo padre ci ha lasciati.
Frédéric — Mi dispiace per Lei. Ma sa, mia madre, mia sorella ed io, ci ha lasciati da anni.
Carlos — Volevo dire che... il signor Andreani é morto.
Frédéric — Avevo capito.
Carlos - So che non aveva rapporti con suo padre per un po' di tempo, e capisco che questa visita la prenda alla sprovvista. Avrei potuto mandarle una lettera, ovviamente. Ma volevo avvertirla di persona.
Frédéric - Quando mio padre lasciò la Francia, avevo cinque anni. Mia madre morì qualche anno fa. Non aveva ricevuto sue notizie da molto tempo.
Ovviamente, non è neppure venuto al suo funerale. Capirà che l'annuncio della sua scomparsa non mi sconvolge molto.
Carlos — Capisco.
Frédéric — Mia madre ci ha raccontato che era andato negli Stati Uniti sperando fare fortuna, voleva aprire un ristorante lì... È tutto quello che so... Carlos — È morto in Messico. Era installato lí da anni.
Frédéric — Lei è messicano ?
Carlos — È un po' più complicato di così.
Frédéric — Il contrario mi avrebbe sorpreso. E che cosa faceva in Messico ?
Carlos — Aveva...dei ristoranti, precisamente. Anzi dei bar... Frédéric - Nostra madre ci disse che i suoi affari negli Stati Uniti non erano andati così bene come sperava.
Carlos - È per questo che è andato in Messico.
Frédéric - E ha scelto un avvocato per annunciarmi la sua morte? Perché? Vuole farmi causa?
Carlos - Capisco la sua amarezza, mi creda.
Frédéric – Ne dubito.
Carlos – Ma oltre all'aspetto emotivo, c'è anche quello legale... e finanziario.
È qui che arrivo alla contropartita positiva... Frédéric – Cioè?
Carlos – Lei era suo figlio. Lei è l'erede.
Frédéric – L'erede?
Carlos – Con sua sorella, ovviamente.
Frédéric - È andato a trovare Vanessa?
Carlos – Sì.
Frédéric - Ma cosa lascia, esattamente? Bistrò, giusto? Mi piace la Corona, è vero, ma non credo di poter essere proprietario di un bar in Messico. Non sono nemmeno sicuro che mia moglie si imaginarebbe alla cassa.
Carlos - Suo padre possedeva dei bar, è vero. Ma negli ultimi anni della sua vita, si era dimesso da questa attività, e aveva investito gran parte della sua fortuna in Europa.
Frédéric - Ha davvero detto... la sua fortuna?
Carlos - Sì... Beh, non era un miliardario comunque.
Frédéric - Ma di quanto parliamo, esattamente?
Carlos —Non posso dirglielo con precisione oggi, ma lo saprà presto. Dapprima, volevo dirle che suo padre è morto.
Frédéric — E Lei è davvero avvocato ?
Carlos — Ero soprattutto il suo uomo di fiducia...e il suo amico.
Frédéric — Il suo amico ?
Carlos - Diciamo che... l'ho aiutato più di una volta a uscire da situazioni un po' delicate.
Frédéric - Lei è un avvocato, quindi... quando dice 'situazioni delicate', include anche la prigione?
Carlos - Sa, non si fa fortuna senza prendere alcuni rischi. Soprattutto in Messico. Che a volte significa prendere qualche libertà con la legge... Frédéric - Non sono sicuro di volerne sapere di più.
Carlos - Forse è meglio, di fatto.
Frédéric — E posso ancora rifiutare l'eredità.
Carlos — La lascio riflettere su tutto questo, ma sarebbe un peccato.
Frédéric — Cosa c'è da pensare ? Il denaro non mi interessa. E sopratutto quello di mio padre.
Carlos — Prenda il tempo di elaborare il suo lutto. E ne parli con sua moglie. Le mogli sono spesso di buon consiglio. Sopratutto quando si tratta di denaro... Frédéric — Il mio lutto è già elaborato da tempo. E immagino che il funerale si è già svolto
Carlos — Non c'è stato funerale Non abbiamo ritrovato il suo corpo.
Frédéric — Cosa significa "non abbiamo ritrovato il suo corpo"? Come è morto ?
Carlos — Era su un aereo. Un piccolo aereo che si è schiantato in mare al largo di Vera Cruz. Hanno trovato solo i resti della fusoliera... Frédéric - Davvero, mio padre sarà rimasto fino all'ultimo qualcuno di molto... elusivo.
Delphine torna, in vestaglia.
Delphine - Mi dispiace di riceverla in questo vestito, non sapevo che avessimo visite... Carlos - Sono io a scusarmi, cara signora... D'altronde, stavo andando via... Delphine - Non se ne va per colpa mia, spero? Posso togliermi questa vestaglia, sa. (Carlos la guarda con stupore.) Cioè... per indossare qualcosa di più decente.
Carlos – Si sta facendo tardi. Ci rivedremo presto per parlare di tutto questo. Con calma. Signora, i miei omaggi.
Frédéric — Non ho nemmeno i Suoi recapiti... Delphine fa un movimento per accompagnarlo.
Carlos - Sarò io a contattarla. Non si scomodi, conosco l'uscita.
Esce.
Delphine - Chi era quel tizio?
Frédéric - Un amico di mio padre.
Delphine – Tuo padre? Mi hai detto che lo avevi a malapena conosciuto. Pensavo che fosse morto... Frédéric - Sì, anch'io... Delphine - E cosa voleva?
Frédéric — Annunciarmi che mio padre era morto.
Delphine — Mi dispiace tanto.
Frédéric — Almeno, ora, è officiale... Delphine — Stai bene ?
Frédéric — L'ultima volta che l'ho visto, ero ancora un bambino.
Delphine - Ma, ti ricordi di lui?
Frédéric - Non so più bene cosa mi ricordo... e cosa ho inventato.
Tutto questo si mescola un po' nella mia testa... Delphine – E quindi ce l'hai con lui... Cioè... ce l'avevi con lui... Frédéric – L'ho incolpato, naturalmente. All'inizio. Poi ho incolpato me stesso... Delphine - Perché?
Frédéric - Mi chiedevo se non fosse andato via a causa mia.
Delphine - È stupido... ma lo capisco. È a tua madre che avrebbi dovuto chiedere... Frédéric - Sì... ma non è il tipo di argomenti di cui è facile discutere con sua madre
Delphine - Ovviamente... Frédéric - E poi dopo un po' di tempo... mi sono fatto una ragione. Ero quasi riuscito a dimenticarlo. Se l'avessi incontrato per strada, sicuramente non l'avrei riconosciuto.
Delphine — E stasera, uno sconosciuto suona a la porta per annunciarti la sua scomparsa... Frédéric — Mi sembra strano sapere che sia davvero morto.
Delphine — Non so cosa dirti... Frédéric — Non ho detto che mi rattristava. Ci ha tutti abandonnati anni fa, e non abbiamo piú avuto sue notizie.
Delphine — Allora perchè aver preso la briga di farti avvisare della sua morte ?
Frédéric — Per sistemare il patrimonio, a quanto sembra.
Delphine — Ah sí, è vero...c'è anche questo... E ha chiesto a un amico di sistemare la sua successione?
Frédéric — Questo tizio era anche il suo avvocato... Delphine — Non ha proprio la faccia da avvocato.
Frédéric - Sì, è quello che ho pensato quando l'ho visto.
Delphine - Come si chiama?
Frédéric - Non ho nemmeno pensato di chiederglielo. Ero così sorpreso. È messicano.
Delphine – Messicano?
Frédéric - Sì, lo so, non ha neanche la faccia di un messicano... Delphine - Al contempo, non siamo mai stati lì. Immagino che non tutti i messicani abbiano la carnagione scura e che non vadano tutti in giro con un sombrero e una bandoliera al petto, come Pancho Villa... Frédéric – Di certo non gli avvocati, in ogni caso… Da quanto mi ha raccontato, mio padre possedeva dei bar loschi in Messico.
Delphine – Te l'ha detto proprio così? Bar loschi?
Frédéric – Questo è quello che ho capito. In ogni caso rifiuterò l'eredità.
Delphine – Bene... Sei sicuro ?
Frédéric – Sicuro di cosa?
Delphine – Di voler rifiutare l'eredità.
Frédéric - Non voglio complicazioni. E soprattutto, non voglio questo denaro.
Delphine - Molto denaro?
Frédéric - Non lo so... Non me l'ha detto.
Delphine – E non gliel'hai chiesto?
Frédéric - Mi aveva appena informato della morte di mio padre... Delphine - Scusami, ma visto che mi hai detto che non te ne fregavi... È stupido da parte mia. Nessuno se ne frega così tanto della morte di suo padre.
Frédéric — Per l'eredità, non mi ha detto quanto. Da quello che so di mio padre, ci sono piú fastidi da aspettare che denaro.
Delphine — Rifletti comunque. Rifiutare l'eredità del padre non è solo una questione di soldi. C'è anche una dimensione simbolica,... Frédéric - Davvero...? Ne parlerei volentieri con il mio psicanalista, ma non ho i mezzi per pagarne uno.
Delphine - Appunto... dei soldi, non ne abbiamo troppi.
Frédéric – Ne abbiamo abbastanza per vivere.
Delphine - Se lo dici tu.
Frederic - Finché abbiamo i soldi per comprare le patate... Delphine - Decidi tu... È tuo padre... Frédéric - Ecco... È mio padre... Delphine - E tua sorella?
Frédéric – È passato anche a trovarla.
Delphine - Allora avremo presto sue notizie.
Frédéric - Sicuramente non stasera. Deve essere abbastanza sconvolta da tutto questo... Delphine - Non vuoi chiamarla?
Frédéric - Per dirle cosa?
Delphine - Non lo so... Beh... Allora, a tavola!
C'è qualcuno alla porta.
Frédéric - Io che pensavo di passare una serata tranquilla... Delphine va ad aprire. Torna con Vanessa, la sorella di Frédéric.
Vanessa — Allora, l'avete visto ?
Delphine — È appena partito. Avresti potuto incrociarlo… Vanessa (molto emozionata) – Questa storia è pazzesca! Mi sembra di aver visto Babbo Natale e devo darmi un pizzicotto per assicurarmi di non averlo sognato.
Frédéric – Ciao Vanessa. Immagino che, quando dici "Babbo Natale", ti riferisca a quell'avvocato messicano che ci ha appena raccontato della morte di nostro padre.
Vanessa – Almeno questa non è un'altra delle tue battute… Frédéric – No, no, non preoccuparti. Non è uno scherzo. Papà è davvero morto... Vanessa (riprendendosi un po') - È vero... era nostro padre, comunque... Delphine - Vuoi qualcosa da bere? Un caffè?
Vanessa - Grazie, sono già abbastanza nervosa così... Frédéric - Una tisana Notte Tranquilla?
Vanessa - Ok, però, tutti lo credevano morto da molto tempo. Insomma, è solo una conferma.
Delphine – Nemmeno una tisana... Vanessa – A quanto pare non c'è stato nemmeno un funerale. È incredibile... Frédéric – Perché? Ci saresti andata?
Vanessa – Tu no?
Frédéric – Non lo so. Il Messico è lontano... Vanessa – Beh... È morto, è morto... Ma ti ha parlato dell'eredità?
Frédéric — Sai, io... il denaro... Vanessa — Sí, ma... anche se non ci interessa il denaro... Stiamo comunque parlando di 10 milioni di euro... Delphine — Quanto ?
Vanessa — Non è quello che ti ha detto ?
Frédéric — Non è stato cosí preciso. E non ho chiesto i dettagli... Vanessa — Sarebbero 5 milioni per ciascuno.
Frédéric – Non farti prendere troppo la mano… Temo che non sia così semplice… Vanessa – Anche se ci sono formalità e bisogna aspettare un po' per ricevere i fondi... Frédéric – Non è quello che pensavo... Vanessa – Cos'altro?
Frédéric – Ha parlato di attività più o meno legali. In Messico. E credetemi, se in Messico un'attività è considerata illegale, non si tratta certo di una semplice frode fiscale.
Vanessa – Mi ha assicurato che tutti quei soldi erano perfettamente puliti. Che aveva reinvestito tutto nell'immobiliare a Parigi... Frédéric - È ancora denaro sporco. A te sta bene?
Vanessa - I soldi sono soldi. E il denaro non puzza.
Frédéric - Ah, d'accordo... se si inizia a evocare la saggezza popolare, allora... Vanessa - Non sei d'accordo con me, Delphine?
Delphine - Si tratta di vostro padre... Sta a voi decidere cosa volete fare con questi soldi... Vanessa – I soldi... come vengono, se ne vanno. Finché si tratta di denaro pulito... Frédéric – Questo si chiama riciclaggio di denaro… Vanessa – Il denaro circola! Cosa ti fa pensare che, a un certo punto, i soldi che hai in tasca non siano stati usati per comprare droga?
Frédéric – Hai ragione... La natura stessa del denaro è quella di essere sporco. Penso addirittura che Freud abbia detto che era una schifezza. Ecco perché evito di averne in tasca.
Vanessa - È vero, dimenticavo... Il signore è un artista... I soldi... Il signore è al di sopra di tutto questo... Frédéric - Non tutti possono vivere della speculazione immobiliare, come il tuo caro marito... Vanessa - Perché arte non è un mercato, forse? Cioè, per gli artisti che riescono a vendere i loro quadri, naturalmente... Delphine - Forse sarebbe meglio darsi una calmata, no?
Vanessa – Beh, credici o meno, io prenderei volentieri cinque milioni. Da dovunque provengano... È nostro padre, dopotutto. Non si può dire che si sia preso cura di noi. Abbiamo diritto a un piccolo compenso... Frédéric - Nostro padre? Non sappiamo nulla della sua vita. E ancor meno delle sue attività. Per quanto riguarda il suo presunto avvocato messicano... Vanessa - Non viene a chiederci dei soldi, viene a darcene!
Frédéric - Ti ricordo che quando si accetta un'eredità, si prendono l'attivo e il passivo. Nel suo caso, non sono sicuro che l'attivo compensi il passivo. In tutti i sensi ... Delphine — Potete acettare con riserva di inventario... Vanessa — Ha ragione... Niente ci impedisce di chiedere il parere di un notaio.
Frédéric — Credete davvero che un piccolo notaio di periferia sarà in grado di dirci se dobbiamo accettare o meno l'eredità di un mafioso messicano?
Delphine — Un mafioso... Non credi di esagerare un po'...?
Frédéric — E tuo marito, che ne pensa ?
Vanessa — Marc ? Non ne ho ancora parlato con lui...Aspettavo di essere sicura.
Frédéric — Sicura dell'importo dell'eredità ?
Vanessa — Sicura che non sia un sogno !
Frédéric — Bene, beh, grazie per la tua visita, Vanessa. È vero che non ci fai spesso l'onore di venirci a trovare... Vanessa — Potrei ricambiarti il complimento. Quanto tempo fa che non hai visto i tuoi nipoti ?
Delphine (per rilassare l'atmosfera) — Non vuoi cenare con noi ?
Frédéric – Abbiamo fatto le patate… Sarà un cambiamento per te… Probabilmente non le mangi spesso… Vedrai, sono molto buone… quando sono ben preparate.
Vanessa (a Delphine) – Grazie, sei gentile, ma non credo che potrei ingoiare niente. Infatti devo andare. Marc si chiederà dove sia finita. E anche i bambini. Ne riparleremo domani, ok?
Frédéric – Proprio così... Buona notte... E fai sogni d'oro... Vanessa - È pazzesca, questa storia... dieci milioni... Esce Vanessa.
Delphine (ironico) - Avevi ragione, sembra completamente sconvolta dalla morte di suo padre... Frédéric - Non capisco... Lei non ha nemmeno bisogno di soldi... Suo marito guadagna in un mese più di quanto noi due guadagniamo in due anni.
Delphine — Suo marito, si... Frédéric — Non ha nemmeno bisogno di lavorare
Delphine — Appunto... Forse vuole avere dei soldi tutti suoi. Per dipendere meno dal marito.
Frédéric — Se avessi cinque milioni, non saprei nemmeno cosa farne.
Delphine — Cinque milioni, nemmeno io. Ma se avessi cinque mile euro, saprei sicuramente. E per il resto, avremmo tempo per riflettere... Sono sicura che finiremmo avendo delle idee... Frédéric — Va bene. Come cosa?
Delphine - Non so... Finire di pagare il credito di questo appartamento, dapprima.
Per evitare che la metà del mio stipendio sia confiscata ogni mese dalla banca...
E che abbiamo ancora del burro da mettere nelle patate... Frédéric – Attenzione, il burro fa ingrassare.
Delphine – Ho perso tre chili nell’ultimo anno e tu non te ne sei nemmeno accorto. Prenditi un po' di tempo per pensarci, Frédéric. Cinque milioni cambierebbero la nostra vita.
Frédéric – In meglio, sei sicura? (Ironico) Per citare i grandi proverbi, come mia sorella, ti ricordo che secondo la saggezza popolare 'il denaro non fa la felicità'... Delphine - Che cosa ti dà fastidio, esattamente, all'idea di avere qualche milione? Se stai cercando di vendere i tuoi quadri, è per fare soldi.
Frédéric – Non iniziare anche tu! Soldi che avrei guadagnato da solo, sì. Ma non mi vedo a vivere con i soldi di quell'uomo che ho sempre odiato. Ne ho il diritto, no? Inoltre, non abbiamo davvero bisogno di soldi.
Delphine - Parla per te... Frédéric - Scusa?
Delphine - Tu non hai bisogno di soldi, sono io che pago le bollette!
Frédéric – Va bene… Eccoci qui… Delphine – Se hai una buona ragione per rifiutare questi soldi, dimmelo, Frédéric. Se è una cosa seria, capirò.
Frédéric – Non sono un bambino maltrattato, se è questo che intendi… E non ho subito abusi sessuali… Mio padre ci ha abbandonati. Non voglio niente da lui, tutto qui. Non siamo felici, tutti e due?
Delphine – Sì... Frédéric - Quei soldi non ci porteranno niente di buono, credimi. Niente di ciò che viene da mio padre può portarci qualcosa di buono.
Delphine - Capisco che tutto questo non sia facile per te. Ma oggi, ti chiedo di pensare un po' a me.
Frédéric - A te?
Delphine - Tu hai realizzato il tuo sogno, Frédéric. Sei un artista.
Frédéric - Sì... grazie a te, lo so... Delphine - Io, se non dovessi più lavorare...... Frédéric - Credevo ti piacesse il tuo lavoro da insegnante. Pensavo che ti sentissi utile... Delphine - Mi è piaciuto... Ma mi sento sempre meno utile. Insegnare in periferia, si sa, è diventato molto difficile. Non sto dicendo che sono inutile, ma passerei volentieri il testimone a qualcun altro. Per finalmente fare ciò che voglio. Almeno provarci… Frédéric – Tipo?
Delphine – Pensi che io sia incapace di avere desideri personali, è così?
Frédéric — Ma per niente ! Ti sto chiedendo cosa faresti se non dovessi più lavorare!
Delphine - Non lo so... Forse mi metterei a scrivere... Frédéric - Non sapevo che volessi scrivere... Non me ne hai mai parlato... Delphine - Perché fino ad ora, immagina, due artisti, nella nostra coppia, era almeno uno di troppo...
Silenzio.
Frédéric - D'accordo, ti prometto che ci penserò... Delphine - Grazie... Frédéric - Ma non ti prometto che cambierò idea...
Nero
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Derrière son chevalet, Frédéric travaille à une toile, tout en écoutant de la musique.
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Delphine arrive depuis l’extérieur, un imper sur le dos et un cartable à la main.
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Delphine – Salut !
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Frédéric – Tu es déjà là ?
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Delphine – Quel accueil... Si je te dérange, je peux repasser dans une heure.
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Frédéric – Excuse-moi... Je n’ai pas vu le temps passer.
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Frédéric arrête la musique, mais continue à peindre.
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Frédéric – Celui-là me va très bien.
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Delphine – Je veux dire un atelier à toi, qui ne serve pas en même temps de salle deséjour.
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Pour ne pas te déranger en rentrant du boulot.
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Frédéric – Tu ne me déranges jamais, tu le sais bien.
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Elle jette un regard au tableau.
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Delphine – C’est une nouvelle toile ?
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Delphine – Et toujours pas de modèle... Frédéric – Tu veux que je fasse ton portrait ?
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Delphine – Pour que tu me perces à jour, comme tu dis ?
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Tu serais déçu.
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Je n’ai rien à cacher... Frédéric – On a tous quelque chose à cacher.
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Pour moi, tu resteras à jamais une femme très mystérieuse.
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Delphine – Qu’est-ce qui t’étonne tellement, chez moi ?
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Frédéric – Que tu aies choisi de vivre avec moi, pour commencer.
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Delphine – Ça s’appelle l’amour, non ?
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Frédéric – Alors c’est que l’amour est quelque chose de très mystérieux.
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unit 28
Frédéric – Oh, ça c’est très simple.
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Delphine – Je t’écoute.
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unit 30
Il pose ses pinceaux, s’approche d’elle et l’enlace.
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unit 31
Frédéric – Mais parce que tu es fonctionnaire de l’Éducation Nationale !
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unit 32
Pour un artiste, c’est rassurant, le fonctionnariat.
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unit 35
Contraint de cacher sa sensibilité à fleur de peau derrière un apparent cynisme.
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unit 36
Il pose ses pinceaux et l’embrasse.
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unit 37
Delphine – Tu as raison, continue à peindre sans modèle.
1 Translations, 2 Upvotes, Last Activity 4 months, 2 weeks ago
unit 39
Nue... Dans une pose lascive... Delphine – Je n’aurais pas la patience.
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unit 41
Delphine – Je t’ai déconcentré.
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unit 42
Frédéric – J’adore quand tu me déconcentres... Ça s’est bien passé, ta rentrée ?
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unit 43
Delphine – Pré-rentrée... Aujourd’hui, c’était seulement les enseignants.
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unit 44
Le grand jour, c’est lundi.
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unit 45
On lâche les fauves... Frédéric – On a interdit les animaux dans les cirques.
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unit 46
On devrait interdire aussi les enfants dans les écoles.
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Delphine – Mais je n’aurais plus de boulot.
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On ne mange déjà que des patates.
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Frédéric – J’adore les patates.
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En tout cas, j’adore en manger avec toi.
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Delphine – On va s’en sortir.
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Ils finiront bien par s’apercevoir que tu as du talent.
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Frédéric – Je n’ai pas vendu une toile depuis des semaines.
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Delphine – Avec ton site internet, ça t’avait ramené quelques visiteurs, pourtant.
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Frédéric – Oui.
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Ils viennent, ils regardent, ils bavardent... À n’importe quelle heure.
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Je leur offre un café, mais c’est rare qu’ils sortent le carnet de chèques à la fin.
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Delphine – Ton expo avait bien marché.
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Frédéric – À quoi ça servirait ?
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Personne ne me connaît.
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Et ils sont déjà tellement sollicités... Delphine – Et ton mystérieux collectionneur russe ?
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Delphine – Génial !
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Qu’est-ce qu’on mange ?
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Frédéric – Des patates.
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Delphine – Super... Frites ?
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Purée ?
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Frédéric – C’est une nouvelle recette.
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Je crois qu’on appelle ça... des pommes de terre en robe de chambre.
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Delphine – Je vais passer la mienne, et je suis à toi dans un instant.
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Pour une soirée romantique... Frédéric – Ça ne te dérange pas si je reste comme ça ?
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Je porte très mal la robe de chambre.
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Delphine – Je vais en profiter pour prendre une douche.
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Elle sort.
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Il considère son tableau avec un air insatisfait.
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On sonne.
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Il va ouvrir, et revient accompagné de Carlos.
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Frédéric – J’ai l’habitude... Mais il vaut mieux téléphoner avant.
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Mais c’est magnifique.
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C’est un visage d’homme ou de femme ?
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Carlos – Le mystère, c’est ce qui fait tout le charme de la Joconde, n’est-ce pas ?
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Frédéric – Pour la Joconde, au moins, on sait que c’est une femme... Mais vous avez raison.
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Je peins pour accéder à une certaine forme de vérité.
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En représentant la réalité autrement qu’elle apparaît à première vue.
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Frédéric – Vous avez découvert mes toiles sur mon site internet ?
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Carlos – Non... Frédéric – Vous êtes galeriste ?
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Collectionneur ?
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Ou simplement amateur de peinture ?
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Carlos – J’aime la peinture, c’est vrai... mais je ne suis rien de tout ça.
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Pour tout vous dire... je ne viens pas pour acheter une toile.
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Frédéric – Je me disais bien aussi... Mais allez-y, je vous en prie.
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Carlos – Non, rassurez-vous.
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Frédéric – Alors qui êtes-vous ?
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Et qu’est-ce que vous avez à me dire de si urgent ?
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Carlos – Je suis... Enfin, j’étais l’avocat de votre père.
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Frédéric – Mon père ?
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Carlos – Charles.
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Charles Andreani.
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Vous êtes bien son fils ?
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Frédéric – Oui... Il paraît.
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Carlos – Eh bien... Votre père nous a quittés.
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Frédéric – J’en suis désolé pour vous.
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Carlos – Je voulais dire que... Monsieur Andreani est décédé.
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Frédéric – J’avais compris.
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J’aurais pu vous adresser un courrier, bien sûr.
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Mais je tenais à vous prévenir en personne.
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Frédéric – Quand mon père a quitté la France, j’avais cinq ans.
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Ma mère est décédée il y a quelques années.
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Elle n’avait plus de nouvelles de lui depuis bien longtemps.
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Évidemment, il n’est pas venu à son enterrement non plus.
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Vous comprendrez que l’annonce de sa disparition ne me bouleverse pas plus que ça.
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Carlos – Je comprends.
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C’est là qu’il était installé depuis des années.
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Frédéric – Vous êtes Mexicain ?
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Carlos – C’est un peu plus compliqué que ça.
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Frédéric – Le contraire m’aurait étonné.
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Et qu’est-ce qu’il faisait au Mexique ?
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Carlos – Il tenait... des restaurants, justement.
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Carlos – C’est pour ça qu’il est allé au Mexique.
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Frédéric – Et c’est un avocat qu’il a choisi pour m’annoncer sa mort ?
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Pourquoi, il veut me faire un procès ?
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Carlos – Je comprends votre amertume, croyez-moi.
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Frédéric – Ça m’étonnerait.
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Carlos – Mais au-delà de l’aspect affectif, il y a aussi l’aspect légal... et financier.
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C’est là où j’en arrive à la contrepartie positive... Frédéric – C’est-à-dire ?
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Carlos – Vous étiez son fils.
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C’est vous l’héritier.
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Frédéric – L’héritier ?
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Carlos – Avec votre soeur, évidemment.
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Frédéric – Vous êtes allé voir Vanessa ?
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Carlos – Oui.
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Frédéric – Mais il laisse quoi, exactement ?
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Des bistrots, c’est ça ?
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J’aime bien la Corona, c’est vrai, mais je ne me vois pas trop en patron de bar au Mexique.
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Et je ne suis pas sûr que ma femme se verrait tenir la caisse, non plus.
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Carlos – Votre père possédait des bars, c’est vrai.
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Frédéric – Vous avez bien dit... sa fortune ?
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Carlos – Oui... Enfin, il n’était pas milliardaire non plus.
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Frédéric – Mais on parle de combien, exactement ?
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Carlos – Je ne peux pas vous le dire avec précision aujourd’hui, mais vous le saurez bientôt.
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Dans un premier temps, je voulais vous avertir du décès de votre père.
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Frédéric – Vous êtes vraiment avocat ?
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Carlos – J’étais surtout son homme de confiance... et son ami.
2 Translations, 2 Upvotes, Last Activity 4 months, 1 week ago
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Frédéric – Son ami ?
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Carlos – Vous savez, on ne fait pas fortune sans prendre quelques risques.
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Surtout au Mexique.
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Carlos – C’est peut-être mieux, en effet.
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Frédéric – Et je peux toujours refuser l’héritage.
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Carlos – Je vous laisse réfléchir à tout ça, mais ce serait dommage.
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Frédéric – C’est tout réfléchi.
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L’argent ne m’intéresse pas.
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Et surtout pas celui de mon père.
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Carlos – Prenez le temps de faire votre deuil.
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Et parlez-en avec votre femme.
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Les femmes sont souvent de bon conseil.
1 Translations, 2 Upvotes, Last Activity 4 months, 1 week ago
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Et j’imagine que les obsèques ont déjà eu lieu ?
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Carlos – Il n’y a pas eu d’obsèques.
1 Translations, 2 Upvotes, Last Activity 4 months, 1 week ago
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On n’a pas retrouvé son corps.
1 Translations, 2 Upvotes, Last Activity 4 months, 1 week ago
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Frédéric – Comment ça, on n’a pas retrouvé son corps ?
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Il est mort comment ?
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8 Carlos – Il était dans un avion.
1 Translations, 2 Upvotes, Last Activity 4 months, 1 week ago
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Un petit avion qui s’est crashé en mer au large de Vera Cruz.
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Delphine revient, en robe de chambre.
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Je peux retirer cette robe de chambre, vous savez.
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(Carlos lui lance un regard étonné.)
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Enfin, je veux dire... pour mettre une tenue plus décente à la place.
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Carlos – Il est tard.
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Nous nous reverrons bientôt pour reparler de tout ça.
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À tête reposée.
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Madame, mes hommages.
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Carlos – C’est moi qui vous recontacterai.
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Ne vous dérangez pas, je connais le chemin.
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Il sort.
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Delphine – C’était qui, ce type ?
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Frédéric – Un ami de mon père.
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Delphine – Ton père ?
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Tu m’as dit que tu l’avais à peine connu.
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Frédéric – M’annoncer que mon père était mort.
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Delphine – Je suis vraiment désolée.
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Frédéric – Au moins, maintenant, c’est officiel... Delphine – Ça va ?
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Frédéric – La dernière fois que je l’ai vu, j’étais encore un gamin.
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Delphine – Mais tu te souviens de lui ?
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Frédéric – Je ne sais plus très bien ce dont je me souviens... et ce que j’ai inventé.
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Au début.
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Après je m’en suis voulu à moimême... Delphine – Pourquoi ?
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Frédéric – Je me demandais si ce n’était pas à cause de moi qu’il était parti.
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Delphine – C’est idiot... mais je comprends ça.
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J’avais presque réussi à l’oublier.
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Si je l’avais croisé dans la rue, je ne l’aurais sûrement pas reconnu.
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Il nous a tous abandonnés il y a des années, et on n’a plus jamais eu aucune nouvelle.
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Delphine – Alors pourquoi avoir pris la peine de te faire prévenir de son décès ?
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Frédéric – Pour régler la succession, il paraît.
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Delphine – Ah oui, c’est vrai... Il y a ça aussi...
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Et c’est un ami qu’il a chargé de régler sa succession ?
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Frédéric – Oui, c’est ce que je me suis dit en le voyant.
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Delphine – Il s’appelle comment ?
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Frédéric – Je n’ai même pas pensé à lui demander.
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J’étais tellement surpris.
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Il est Mexicain.
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Delphine – Mexicain ?
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Delphine – Il t’a dit ça comme ça ?
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Des bars louches ?
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Frédéric – C’est ce que j’ai compris.
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De toute façon, je vais refuser l’héritage.
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Delphine – Bon... Tu es sûr ?
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Frédéric – Sûr de quoi ?
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Delphine – Que tu veux refuser l’héritage.
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Frédéric – Je ne veux pas de complications.
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Et surtout, je ne veux pas de cet argent.
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Delphine – Beaucoup d’argent ?
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Frédéric – Je ne sais pas... Il ne m’a pas dit.
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Delphine – Et tu ne lui as pas demandé ?
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Personne ne se fout vraiment à ce point de la mort de son père.
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Frédéric – Pour l’héritage, il ne m’a pas dit combien.
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Delphine – Réfléchis quand même.
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Refuser l’héritage de son père, ce n’est pas seulement une histoire d’argent.
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Il y a toute une dimension symbolique, aussi... Frédéric – Ah oui...?
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J’en parlerais bien à mon psychanalyste, mais je n’ai pas les moyens de m’en payer un.
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Delphine – Justement... De l’argent, on n’en a pas trop.
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Frédéric – On en a assez pour vivre.
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Delphine – Si tu le dis.
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Frédéric – Il est passé la voir aussi.
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Delphine – On ne va pas tarder à avoir de ses nouvelles, alors.
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Frédéric – Sûrement pas ce soir.
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Elle doit être assez retournée par tout ça... Delphine – Tu ne veux pas l’appeler ?
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Frédéric – Pour lui dire quoi ?
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Delphine – Je ne sais pas... Bon... Alors à table.
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On sonne.
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Frédéric – Moi qui pensais passer une soirée tranquille... Delphine va ouvrir.
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Elle revient avec Vanessa, la soeur de Frédéric.
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Vanessa – Alors, vous l’avez vu ?
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Delphine – Il vient de partir.
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Tu aurais pu le croiser... Vanessa (très excitée) – C’est dingue, cette histoire !
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Frédéric – Salut Vanessa.
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Ce n’est pas une blague.
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Un café ?
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Vanessa – Bon, en même temps, tout le monde le croyait mort depuis longtemps.
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En somme, c’est juste une confirmation.
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C’est incroyable... Frédéric – Pourquoi ?
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Tu y serais allée ?
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Vanessa – Pas toi ?
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Frédéric – Je ne sais pas.
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Vanessa – Ce n’est pas ce qu’il t’a dit ?
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Frédéric – Il n’a pas été aussi précis.
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Frédéric – Il a parlé d’affaires plus ou moins légales.
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Au Mexique.
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Vanessa – Il m’a affirmé que tout cet argent était parfaitement clean.
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Ça ne te pose pas de problème ?
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Vanessa – De l’argent, c’est de l’argent.
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Et l’argent n’a pas d’odeur.
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Frédéric – Tu as raison...
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Le propre de l’argent, c’est d’être sale.
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Je crois même que Freud disait que c’était de la merde.
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C’est pour ça que j’évite d’en avoir dans ma poche.
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Vanessa – Eh bien moi, figure-toi, je ne cracherai pas sur cinq millions.
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D’où qu’ils viennent... C’est notre père, après tout.
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On ne peut pas dire qu’il se soit beaucoup occupé de nous.
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On a bien droit à une petite compensation... Frédéric – Notre père ?
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On ne sait rien de sa vie.
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Encore moins de ses affaires.
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Dans son cas, je ne suis pas sûr que l’actif compense le passif.
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Delphine – Un mafioso... Tu ne crois pas que tu exagères un peu...?
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Frédéric – Et ton mari, qu’est-ce qu’il en pense ?
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Vanessa – Marc ?
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Je ne lui en ai pas encore parlé... J’attendais d’être sûre.
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Frédéric – Sûre du montant de l’héritage ?
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Vanessa – Sûre que je ne rêve pas !
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Frédéric – Bon, eh bien merci de ta visite, Vanessa.
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Ça fait combien de temps que tu n’as pas vu tes neveu et nièce ?
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D’ailleurs, il faut que j’y aille.
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Marc va se demander où je suis passée.
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Et les enfants aussi.
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On reparle de tout ça demain, d’accord ?
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Frédéric – C’est ça... Bonne nuit...
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Son mari gagne plus en un mois que nous deux en deux ans.
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Delphine – Justement... Elle a peut-être envie d’avoir de l’argent à elle.
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Pour moins dépendre de son mari.
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Frédéric – Si j’avais cinq millions, je ne saurais même pas quoi en faire.
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Delphine – Cinq millions, moi non plus.
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Mais si j’avais cinq mille euros, je saurais sûrement.
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Comme quoi ?
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Delphine – Je ne sais pas... Solder le crédit de cet appartement, pour commencer.
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Pour éviter que la moitié de mon salaire soit confisquée tous les mois par la banque...
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Delphine – J’ai perdu trois kilos depuis un an, et tu ne t’en es même pas rendu compte.
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Prends le temps de réfléchir, Frédéric.
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Cinq millions, ça changerait notre vie.
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Frédéric – En mieux, tu es sûre ?
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Si tu essaies de vendre tes toiles, c’est bien pour avoir de l’argent.
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Frédéric – Tu ne vas pas t’y mettre, toi aussi !
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De l’argent que j’aurais gagné par moi-même, oui.
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Mais je ne me vois pas vivre avec l’argent de cet homme que j’ai toujours détesté.
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J’ai le droit, non ?
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Et puis on n’a pas vraiment besoin d’argent.
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Delphine – Parle pour toi... Frédéric – Pardon ?
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Delphine – Toi tu n’as pas besoin d’argent, c’est moi qui paie les factures !
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S’il s’agit de quelque chose de grave, je comprendrai.
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Frédéric – Je ne suis pas un enfant battu, si c’est ça que tu veux dire...
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Et je n’ai pas non plus subi d’abus sexuels... Mon père nous a abandonnés.
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Je ne veux rien qui vienne de lui, c’est tout.
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On est pas heureux, tous les deux ?
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Delphine – Si... Frédéric – Cet argent ne nous apportera rien de bon, crois-moi.
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Rien de ce qui vient de mon père ne pourra nous apporter quelque chose de bien.
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Delphine – Je comprends que tout ça ne soit pas simple pour toi.
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Mais aujourd’hui, je te demande de penser un peu à moi.
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Frédéric – À toi ?
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Delphine – Toi tu as réalisé ton rêve, Frédéric.
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Tu es peintre.
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Que tu te sentais utile... Delphine – Je l’ai aimé... Mais je me sens de moins en moins utile.
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Enseigner en banlieue, tu sais, c’est devenu très difficile.
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Je ne dis pas que je ne sers à rien, mais je passerais bien le flambeau à quelqu’un d’autre.
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Pour faire enfin ce que j’ai envie de faire.
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En tout cas essayer... Frédéric – Comme quoi ?
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Delphine – Tu me crois incapable d’avoir des envies personnelles, c’est ça ?
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Frédéric – Mais pas du tout !
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Je te demande seulement ce que tu ferais si tu n’avais plus à travailler !
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Silence.
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Noir
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SCÈNE 1
Le modeste atelier de peintre de Frédéric, qui sert aussi de salon, dans le loft qu’il
habite avec sa compagne Delphine. Derrière son chevalet, Frédéric travaille à une
toile, tout en écoutant de la musique. Delphine arrive depuis l’extérieur, un imper sur
le dos et un cartable à la main.
Delphine – Salut !
Frédéric – Tu es déjà là ?
Delphine – Quel accueil... Si je te dérange, je peux repasser dans une heure.
Frédéric – Excuse-moi... Je n’ai pas vu le temps passer.
Frédéric arrête la musique, mais continue à peindre.
Delphine – Tu as bien de la chance... Moi, elle m’a paru interminable, cette journée...
(Elle ôte son imper, pose son cartable, s’approche de lui et dépose un baiser sur ses lèvres). Désolée de t’interrompre en plein travail... J’espère qu’un jour, tu pourras avoir ton propre atelier.
Frédéric – Celui-là me va très bien.
Delphine – Je veux dire un atelier à toi, qui ne serve pas en même temps de salle deséjour. Pour ne pas te déranger en rentrant du boulot.
Frédéric – Tu ne me déranges jamais, tu le sais bien.
Elle jette un regard au tableau.
Delphine – C’est une nouvelle toile ?
Frédéric – Oui...
Delphine – Encore un visage... Mystérieux, indéchiffrable...
Frédéric – On peut passer toute sa vie à essayer de percer le mystère d’un visage.
Delphine – Et toujours pas de modèle...
Frédéric – Tu veux que je fasse ton portrait ?
Delphine – Pour que tu me perces à jour, comme tu dis ? Tu serais déçu. Je n’ai rien à cacher...
Frédéric – On a tous quelque chose à cacher. Pour moi, tu resteras à jamais une
femme très mystérieuse.
Delphine – Qu’est-ce qui t’étonne tellement, chez moi ?
Frédéric – Que tu aies choisi de vivre avec moi, pour commencer.
Delphine – Ça s’appelle l’amour, non ?
Frédéric – Alors c’est que l’amour est quelque chose de très mystérieux.
Delphine – C’est vrai... D’ailleurs, je me demande pourquoi toi, tu as choisi de vivre
avec moi.
Frédéric – Oh, ça c’est très simple.
Delphine – Je t’écoute.
Il pose ses pinceaux, s’approche d’elle et l’enlace.
Frédéric – Mais parce que tu es fonctionnaire de l’Éducation Nationale ! Pour un
artiste, c’est rassurant, le fonctionnariat.
Delphine (amusée) – Salaud...
Frédéric – Sans toi... aucune banque ne nous aurait consenti un crédit sur trente ans, pour l’acquisition de cet ancien garage qu’on appelle aujourd’hui un loft.
Delphine – En tout cas, moi je ne t’ai pas choisi pour ton romantisme...
Frédéric – Tu te trompes, je suis un grand romantique. Contraint de cacher sa
sensibilité à fleur de peau derrière un apparent cynisme.
Il pose ses pinceaux et l’embrasse.
Delphine – Tu as raison, continue à peindre sans modèle. Je n’aimerais pas trop
rentrer chez moi et trouver une fille à poil, vautrée sur mon canapé dans une pose
lascive...
Frédéric – Tu veux poser pour moi ? Nue... Dans une pose lascive...
Delphine – Je n’aurais pas la patience. Et il faudrait remonter le chauffage...
Frédéric – Je ne suis pas sûr qu’on ait les moyens... Bon, je crois que je vais
m’arrêter là.
Delphine – Je t’ai déconcentré.
Frédéric – J’adore quand tu me déconcentres... Ça s’est bien passé, ta rentrée ?
Delphine – Pré-rentrée... Aujourd’hui, c’était seulement les enseignants. Le grand
jour, c’est lundi. On lâche les fauves...
Frédéric – On a interdit les animaux dans les cirques. On devrait interdire aussi les
enfants dans les écoles.
Delphine – Mais je n’aurais plus de boulot. On ne mange déjà que des patates.
Frédéric – J’adore les patates. En tout cas, j’adore en manger avec toi.
Delphine – On va s’en sortir. Ils finiront bien par s’apercevoir que tu as du talent.
Frédéric – Je n’ai pas vendu une toile depuis des semaines.
Delphine – Avec ton site internet, ça t’avait ramené quelques visiteurs, pourtant.
Frédéric – Oui. Ils viennent, ils regardent, ils bavardent... À n’importe quelle heure.
Je leur offre un café, mais c’est rare qu’ils sortent le carnet de chèques à la fin.
Delphine – Ton expo avait bien marché.
Frédéric – Une expo dans un restaurant... Tant que je ne serai pas dans une galerie
digne de ce nom. À Paris de préférence...
Delphine – Mais tu refuses de les contacter, les galeries parisiennes !
Frédéric – À quoi ça servirait ? Personne ne me connaît. Et ils sont déjà tellement
sollicités...
Delphine – Et ton mystérieux collectionneur russe ? Celui qui t’achetait un tableau
tous les mois, pour se le faire livrer à Londres...
Frédéric – Je n’ai plus de nouvelles... Il est peut-être mort...
Delphine – Allez... Il y en aura d’autres...
Frédéric – Bien sûr... Je me suis occupé du dîner.
Delphine – Génial ! Qu’est-ce qu’on mange ?
Frédéric – Des patates.
Delphine – Super... Frites ? Purée ?
Frédéric – C’est une nouvelle recette. Je crois qu’on appelle ça... des pommes de
terre en robe de chambre.
Delphine – Je vais passer la mienne, et je suis à toi dans un instant. Pour une soirée romantique...
Frédéric – Ça ne te dérange pas si je reste comme ça ? Je porte très mal la robe de chambre.
Delphine – Je vais en profiter pour prendre une douche.
Elle sort. Il considère son tableau avec un air insatisfait. On sonne. Il va ouvrir, et
revient accompagné de Carlos.
Frédéric – Je vous en prie, entrez... Voilà mon atelier...
Carlos – Merci de me recevoir à l’improviste.
Frédéric – J’ai l’habitude... Mais il vaut mieux téléphoner avant. J’aurais pu ne pas
être là...
Carlos – Je serai repassé... (Il jette un regard sur la toile) C’est très... troublant, ce
portrait. Mais c’est magnifique. C’est un visage d’homme ou de femme ?
Frédéric – Ça... Ça fait partie du mystère...
Carlos – La vérité ne s’offre jamais au premier regard, dans toute sa nudité...

Frédéric – Sinon, autant faire une photo.
Carlos – Le mystère, c’est ce qui fait tout le charme de la Joconde, n’est-ce pas ?
Frédéric – Pour la Joconde, au moins, on sait que c’est une femme... Mais vous avez raison. Je peins pour accéder à une certaine forme de vérité. En représentant la réalité autrement qu’elle apparaît à première vue. J’en parlais justement avec ma femme...
Carlos – Vous êtes donc marié...
Intrigué par le tour personnel que prend la conversation, Frédéric se contente de
sourire.
Frédéric – Vous avez découvert mes toiles sur mon site internet ?
Carlos – Non...
Frédéric – Vous êtes galeriste ? Collectionneur ? Ou simplement amateur de
peinture ?
Carlos – J’aime la peinture, c’est vrai... mais je ne suis rien de tout ça. Pour tout vous dire... je ne viens pas pour acheter une toile.
Frédéric – Maintenant que vous êtes là, vous pouvez toujours jeter un coup d’oeil, ça n’engage à rien.
Carlos – Ce que j’ai à vous dire n’a rien à voir avec la peinture, hélas...
Frédéric – Je vous écoute...
Carlos – Je suis venu pour vous annoncer une mauvaise nouvelle.
Frédéric – Je me disais bien aussi... Mais allez-y, je vous en prie.
Carlos – Vous êtes déjà au courant, peut-être...
Frédéric – Non, non... Disons que... je ne suis pas habitué à ce que des inconnus
viennent sonner chez moi à l’improviste pour m’annoncer des bonnes nouvelles.
Carlos – Derrière une mauvaise nouvelle, vous savez, il y a aussi souvent une
contrepartie positive.
Frédéric – Vous commencez à m’inquiéter un peu... Vous n’êtes pas Témoin de
Jéhovah, au moins ?
Carlos – Non, rassurez-vous.
Frédéric – Alors qui êtes-vous ? Et qu’est-ce que vous avez à me dire de si urgent ?
Carlos – Je suis... Enfin, j’étais l’avocat de votre père.
Frédéric – Mon père ?
Carlos – Charles. Charles Andreani. Vous êtes bien son fils ?
Frédéric – Oui... Il paraît.
Carlos – Eh bien... Votre père nous a quittés.
Frédéric – J’en suis désolé pour vous. Mais vous savez, ma mère, ma soeur et moi, il y a déjà pas mal d’années qu’il nous a quittés nous aussi.
Carlos – Je voulais dire que... Monsieur Andreani est décédé.
Frédéric – J’avais compris.
Carlos – Je sais que vous n’aviez plus de relations avec votre père depuis pas mal de temps, et je comprends que cette visite vous prenne un peu de court. J’aurais pu vous adresser un courrier, bien sûr. Mais je tenais à vous prévenir en personne.
Frédéric – Quand mon père a quitté la France, j’avais cinq ans. Ma mère est décédée il y a quelques années. Elle n’avait plus de nouvelles de lui depuis bien longtemps.
Évidemment, il n’est pas venu à son enterrement non plus. Vous comprendrez que
l’annonce de sa disparition ne me bouleverse pas plus que ça.
Carlos – Je comprends.
Frédéric – D’après ce que nous a raconté ma mère, il était parti aux États-Unis dans l’espoir d’y faire fortune, en montant un restaurant là-bas... C’est tout ce que je sais...
Carlos – Il est mort au Mexique. C’est là qu’il était installé depuis des années.
Frédéric – Vous êtes Mexicain ?
Carlos – C’est un peu plus compliqué que ça.
Frédéric – Le contraire m’aurait étonné. Et qu’est-ce qu’il faisait au Mexique ?
Carlos – Il tenait... des restaurants, justement. Enfin, des bars plutôt...
Frédéric – Notre mère nous a dit que ses affaires aux États-Unis n’avaient pas aussi bien marché qu’il l’espérait.
Carlos – C’est pour ça qu’il est allé au Mexique.
Frédéric – Et c’est un avocat qu’il a choisi pour m’annoncer sa mort ? Pourquoi, il
veut me faire un procès ?
Carlos – Je comprends votre amertume, croyez-moi.
Frédéric – Ça m’étonnerait.
Carlos – Mais au-delà de l’aspect affectif, il y a aussi l’aspect légal... et financier.
C’est là où j’en arrive à la contrepartie positive...
Frédéric – C’est-à-dire ?
Carlos – Vous étiez son fils. C’est vous l’héritier.
Frédéric – L’héritier ?
Carlos – Avec votre soeur, évidemment.
Frédéric – Vous êtes allé voir Vanessa ?
Carlos – Oui.
Frédéric – Mais il laisse quoi, exactement ? Des bistrots, c’est ça ? J’aime bien la
Corona, c’est vrai, mais je ne me vois pas trop en patron de bar au Mexique. Et je ne suis pas sûr que ma femme se verrait tenir la caisse, non plus.
Carlos – Votre père possédait des bars, c’est vrai. Mais dans les dernières années desa vie, il s’était désengagé de cette activité, et il avait placé une bonne partie de sa fortune en Europe.
Frédéric – Vous avez bien dit... sa fortune ?
Carlos – Oui... Enfin, il n’était pas milliardaire non plus.
Frédéric – Mais on parle de combien, exactement ?
Carlos – Je ne peux pas vous le dire avec précision aujourd’hui, mais vous le saurez bientôt. Dans un premier temps, je voulais vous avertir du décès de votre père.
Frédéric – Vous êtes vraiment avocat ?
Carlos – J’étais surtout son homme de confiance... et son ami.
Frédéric – Son ami ?
Carlos – Disons que... je l’ai aidé plus d’une fois à sortir de situations un peu
délicates.
Frédéric – Vous êtes avocat, alors... quand vous dites « situations délicates », ça
inclut aussi la prison ?
Carlos – Vous savez, on ne fait pas fortune sans prendre quelques risques. Surtout au Mexique. Ce qui veut dire parfois prendre quelques libertés avec la loi...
Frédéric – Je ne suis pas sûr de vouloir en savoir plus.
Carlos – C’est peut-être mieux, en effet.
Frédéric – Et je peux toujours refuser l’héritage.
Carlos – Je vous laisse réfléchir à tout ça, mais ce serait dommage.
Frédéric – C’est tout réfléchi. L’argent ne m’intéresse pas. Et surtout pas celui de
mon père.
Carlos – Prenez le temps de faire votre deuil. Et parlez-en avec votre femme. Les
femmes sont souvent de bon conseil. Surtout lorsqu’il s’agit d’argent...
Frédéric – Mon deuil est déjà fait depuis longtemps. Et j’imagine que les obsèques
ont déjà eu lieu ?
Carlos – Il n’y a pas eu d’obsèques. On n’a pas retrouvé son corps.
Frédéric – Comment ça, on n’a pas retrouvé son corps ? Il est mort comment ?
8
Carlos – Il était dans un avion. Un petit avion qui s’est crashé en mer au large de
Vera Cruz. On n’a retrouvé que les débris de la carlingue...
Frédéric – Décidément, mon père sera resté jusqu’au bout quelqu’un de très...
insaisissable.
Delphine revient, en robe de chambre.
Delphine – Désolée de vous recevoir dans cette tenue, je ne savais pas que nous
avions de la visite...
Carlos – C’est moi qui m’excuse, chère Madame... D’ailleurs, je partais...
Delphine – Ce n’est pas moi qui vous chasse, j’espère. Je peux retirer cette robe de
chambre, vous savez. (Carlos lui lance un regard étonné.) Enfin, je veux dire... pour
mettre une tenue plus décente à la place.
Carlos – Il est tard. Nous nous reverrons bientôt pour reparler de tout ça. À tête
reposée. Madame, mes hommages.
Frédéric – Je n’ai même pas vos coordonnées...
Delphine fait un mouvement pour le raccompagner.
Carlos – C’est moi qui vous recontacterai. Ne vous dérangez pas, je connais le
chemin.
Il sort.
Delphine – C’était qui, ce type ?
Frédéric – Un ami de mon père.
Delphine – Ton père ? Tu m’as dit que tu l’avais à peine connu. Je pensais qu’il était
mort...
Frédéric – Oui, moi aussi...
Delphine – Et qu’est-ce qu’il voulait ?
Frédéric – M’annoncer que mon père était mort.
Delphine – Je suis vraiment désolée.
Frédéric – Au moins, maintenant, c’est officiel...
Delphine – Ça va ?
Frédéric – La dernière fois que je l’ai vu, j’étais encore un gamin.
Delphine – Mais tu te souviens de lui ?
Frédéric – Je ne sais plus très bien ce dont je me souviens... et ce que j’ai inventé.
Tout ça se mélange un peu dans ma tête...
Delphine – Et donc tu lui en veux... Enfin... tu lui en voulais...

Frédéric – Je lui en ai voulu, bien sûr. Au début. Après je m’en suis voulu à moimême...
Delphine – Pourquoi ?
Frédéric – Je me demandais si ce n’était pas à cause de moi qu’il était parti.
Delphine – C’est idiot... mais je comprends ça. C’est à ta mère qu’il aurait fallu
demander...
Frédéric – Oui... Mais ce n’est pas le genre de sujets qu’il est facile d’aborder avec
sa mère.
Delphine – Évidemment...
Frédéric – Et puis au bout d’un certain temps... je me suis fait une raison. J’avais
presque réussi à l’oublier. Si je l’avais croisé dans la rue, je ne l’aurais sûrement pas
reconnu.
Delphine – Et ce soir, un inconnu sonne à la porte pour t’annoncer sa disparition...
Frédéric – Ça me fait quand même bizarre de savoir qu’il est vraiment mort.
Delphine – Je ne sais pas quoi te dire...
Frédéric – Je n’ai pas dit que ça m’attristait particulièrement. Il nous a tous
abandonnés il y a des années, et on n’a plus jamais eu aucune nouvelle.
Delphine – Alors pourquoi avoir pris la peine de te faire prévenir de son décès ?
Frédéric – Pour régler la succession, il paraît.
Delphine – Ah oui, c’est vrai... Il y a ça aussi... Et c’est un ami qu’il a chargé de
régler sa succession ?
Frédéric – Ce type était aussi son avocat...
Delphine – Il n’a pas vraiment une tête d’avocat.
Frédéric – Oui, c’est ce que je me suis dit en le voyant.
Delphine – Il s’appelle comment ?
Frédéric – Je n’ai même pas pensé à lui demander. J’étais tellement surpris. Il est
Mexicain.
Delphine – Mexicain ?
Frédéric – Oui, je sais, il n’a pas non plus une tête de Mexicain...
Delphine – En même temps, on n’est jamais allés là-bas. J’imagine que tous les
Mexicains n’ont pas le teint basané, et qu’ils ne se baladent pas tous avec un
sombrero et une cartouchière en travers de la poitrine, façon Pancho Villa...
Frédéric – Sûrement pas les avocats, en tout cas... À ce qu’il m’a dit, mon père tenait des bars louches au Mexique.
Delphine – Il t’a dit ça comme ça ? Des bars louches ?
Frédéric – C’est ce que j’ai compris. De toute façon, je vais refuser l’héritage.
Delphine – Bon... Tu es sûr ?
Frédéric – Sûr de quoi ?
Delphine – Que tu veux refuser l’héritage.
Frédéric – Je ne veux pas de complications. Et surtout, je ne veux pas de cet argent.
Delphine – Beaucoup d’argent ?
Frédéric – Je ne sais pas... Il ne m’a pas dit.
Delphine – Et tu ne lui as pas demandé ?
Frédéric – Il venait de m’apprendre la mort de mon père...
Delphine – Excuse-moi, mais comme tu m’as dit que tu t’en foutais un peu... C’est
idiot de ma part. Personne ne se fout vraiment à ce point de la mort de son père.
Frédéric – Pour l’héritage, il ne m’a pas dit combien. Mais d’après ce que je sais de
mon père, il y a sûrement plus d’emmerdements à attendre que d’argent.
Delphine – Réfléchis quand même. Refuser l’héritage de son père, ce n’est pas
seulement une histoire d’argent. Il y a toute une dimension symbolique, aussi...
Frédéric – Ah oui...? J’en parlerais bien à mon psychanalyste, mais je n’ai pas les
moyens de m’en payer un.
Delphine – Justement... De l’argent, on n’en a pas trop.
Frédéric – On en a assez pour vivre.
Delphine – Si tu le dis.
Frédéric – Tant qu’on a de quoi acheter des patates...
Delphine – C’est toi qui décides... C’est ton père...
Frédéric – Voilà... C’est mon père...
Delphine – Et ta soeur ?
Frédéric – Il est passé la voir aussi.
Delphine – On ne va pas tarder à avoir de ses nouvelles, alors.
Frédéric – Sûrement pas ce soir. Elle doit être assez retournée par tout ça...
Delphine – Tu ne veux pas l’appeler ?
Frédéric – Pour lui dire quoi ?
Delphine – Je ne sais pas... Bon... Alors à table.
On sonne.
Frédéric – Moi qui pensais passer une soirée tranquille...
Delphine va ouvrir. Elle revient avec Vanessa, la soeur de Frédéric.
Vanessa – Alors, vous l’avez vu ?
Delphine – Il vient de partir. Tu aurais pu le croiser...
Vanessa (très excitée) – C’est dingue, cette histoire ! J’ai l’impression d’avoir vu le
Père Noël, et je me pince pour être sûre de ne pas avoir rêvé.
Frédéric – Salut Vanessa. J’imagine qu’en fait de Père Noël, tu fais référence à cet
avocat mexicain qui vient de nous annoncer la mort de notre père.
Vanessa – Ce n’est pas encore une de tes blagues, au moins...
Frédéric – Non, non, rassure-toi. Ce n’est pas une blague. Papa est bien mort...
Vanessa (se reprenant un peu) – C’est vrai... C’était notre père, tout de même...
Delphine – Tu veux boire quelque chose ? Un café ?
Vanessa – Merci, je suis déjà assez énervée comme ça...
Frédéric – Une tisane Nuit Tranquille ?
Vanessa – Bon, en même temps, tout le monde le croyait mort depuis longtemps. En somme, c’est juste une confirmation.
Delphine – Pas de tisane non plus...
Vanessa – Il paraît qu’il n’y a même pas eu d’enterrement. C’est incroyable...
Frédéric – Pourquoi ? Tu y serais allée ?
Vanessa – Pas toi ?
Frédéric – Je ne sais pas. C’est loin, le Mexique...
Vanessa – Bon... Il est mort, il est mort... Mais il t’a parlé de l’héritage ?
Frédéric – Tu sais, moi... L’argent...
Vanessa – Oui, enfin... On a beau ne pas s’intéresser à l’argent... Là on parle de 10
millions d’euros, quand même...
Delphine – Pardon ?
Vanessa – Ce n’est pas ce qu’il t’a dit ?
Frédéric – Il n’a pas été aussi précis. Et je n’ai pas demandé de détails...
Vanessa – Ça ferait dans les cinq millions chacun.
Frédéric – Ne t’emballe pas trop vite... Je crains que ce ne soit pas aussi simple...
Vanessa – Même s’il y a quelques formalités, et qu’il faut attendre un peu pour
toucher les fonds...
Frédéric – Ce n’est pas à ça que je pensais...
Vanessa – Quoi d’autre ?
Frédéric – Il a parlé d’affaires plus ou moins légales. Au Mexique. Et crois-moi,
pour qu’une activité soit considérée comme illégale au Mexique, on ne parle
sûrement pas d’une simple fraude fiscale.
Vanessa – Il m’a affirmé que tout cet argent était parfaitement clean. Qu’il avait tout
réinvesti dans l’immobilier à Paris...
Frédéric – Ça reste de l’argent sale. Ça ne te pose pas de problème ?
Vanessa – De l’argent, c’est de l’argent. Et l’argent n’a pas d’odeur.
Frédéric – Ah, d’accord... Si on se met à convoquer la sagesse populaire, alors...
Vanessa – Tu n’es pas de mon avis, Delphine ?
Delphine – Il s’agit de votre père... C’est à vous de décider ce que vous voulez faire
de cet argent...
Vanessa – L’argent... Ça va, ça vient. Du moment que maintenant, c’est de l’argent
propre...
Frédéric – Ça s’appelle du blanchiment...
Vanessa – L’argent, ça circule ! Qu’est-ce qui te dit qu’à un moment donné, l’argent
que tu as dans la poche n’a pas servi à acheter de la drogue ?
Frédéric – Tu as raison... Le propre de l’argent, c’est d’être sale. Je crois même que Freud disait que c’était de la merde. C’est pour ça que j’évite d’en avoir dans ma poche.
Vanessa – C’est vrai, j’oubliais... Monsieur est un artiste... L’argent... Monsieur est
au-dessus de tout ça...
Frédéric – Tout le monde ne peut pas vivre de la spéculation immobilière, comme
ton cher mari...
Vanessa – Parce que l’art, ce n’est pas un marché, peut-être ? Enfin, pour les artistes qui arrivent à vendre leurs tableaux, bien sûr...
Delphine – On va peut-être se calmer un peu, là, non ?
Vanessa – Eh bien moi, figure-toi, je ne cracherai pas sur cinq millions. D’où qu’ils
viennent... C’est notre père, après tout. On ne peut pas dire qu’il se soit beaucoup
occupé de nous. On a bien droit à une petite compensation...
Frédéric – Notre père ? On ne sait rien de sa vie. Encore moins de ses affaires. Quantà son prétendu avocat mexicain...

Vanessa – Il ne vient pas pour nous demander de l’argent, il vient nous en donner !
Frédéric – Je te rappelle que quand on accepte un héritage, on prend l’actif et le
passif. Dans son cas, je ne suis pas sûr que l’actif compense le passif. Dans tous les sens du terme...
Delphine – Vous pouvez toujours accepter sous bénéfice d’inventaire...
Vanessa – Elle a raison... Rien ne nous empêche de prendre l’avis d’un notaire.
Frédéric – Vous croyez vraiment qu’un petit notaire de banlieue sera capable de
nous dire s’il faut accepter ou non l’héritage d’un mafioso mexicain ?
Delphine – Un mafioso... Tu ne crois pas que tu exagères un peu...?
Frédéric – Et ton mari, qu’est-ce qu’il en pense ?
Vanessa – Marc ? Je ne lui en ai pas encore parlé... J’attendais d’être sûre.
Frédéric – Sûre du montant de l’héritage ?
Vanessa – Sûre que je ne rêve pas !
Frédéric – Bon, eh bien merci de ta visite, Vanessa. C’est vrai que tu ne nous fais
pas souvent l’honneur de venir nous voir...
Vanessa – Je pourrais te renvoyer le compliment. Ça fait combien de temps que tu
n’as pas vu tes neveu et nièce ?
Delphine (pour détendre l’atmosphère) – Tu ne veux pas rester dîner avec nous ?
Frédéric – On a fait des patates... Ça te changera... Tu ne dois sûrement pas en
manger souvent... Tu verras, c’est très bon... quand c’est bien préparé.
Vanessa (à Delphine) – C’est gentil, merci, mais je crois que je ne pourrais rien
avaler. D’ailleurs, il faut que j’y aille. Marc va se demander où je suis passée. Et les
enfants aussi. On reparle de tout ça demain, d’accord ?
Frédéric – C’est ça... Bonne nuit... Et fais de beaux rêves...
Vanessa – C’est dingue, cette histoire... Dix millions...
Vanessa sort.
Delphine (ironique) – Tu avais raison, elle a l’air complètement bouleversée par la
mort de son père...
Frédéric – Je ne comprends pas... Elle, elle n’a même pas besoin d’argent... Son mari gagne plus en un mois que nous deux en deux ans.
Delphine – Son mari, oui...
Frédéric – Elle n’a même pas besoin de travailler !
Delphine – Justement... Elle a peut-être envie d’avoir de l’argent à elle. Pour moins
dépendre de son mari.
Frédéric – Si j’avais cinq millions, je ne saurais même pas quoi en faire.
Delphine – Cinq millions, moi non plus. Mais si j’avais cinq mille euros, je saurais
sûrement. Et pour le reste, on aurait le temps de réfléchir... Je suis sûre qu’on finirait
par avoir des idées...
Frédéric – Ouais. Comme quoi ?
Delphine – Je ne sais pas... Solder le crédit de cet appartement, pour commencer.
Pour éviter que la moitié de mon salaire soit confisquée tous les mois par la banque...
Et qu’il nous reste quelque chose pour mettre du beurre sur les patates...
Frédéric – Méfie-toi, le beurre, ça fait grossir.
Delphine – J’ai perdu trois kilos depuis un an, et tu ne t’en es même pas rendu
compte. Prends le temps de réfléchir, Frédéric. Cinq millions, ça changerait notre vie.
Frédéric – En mieux, tu es sûre ? (Ironique) Pour citer les grands proverbes, comme
ma soeur, je te rappelle que selon la sagesse populaire, « l’argent ne fait pas le
bonheur »...
Delphine – Qu’est ce qui te gêne, exactement, à l’idée d’avoir quelques millions ? Si tu essaies de vendre tes toiles, c’est bien pour avoir de l’argent.
Frédéric – Tu ne vas pas t’y mettre, toi aussi ! De l’argent que j’aurais gagné par
moi-même, oui. Mais je ne me vois pas vivre avec l’argent de cet homme que j’ai
toujours détesté. J’ai le droit, non ? Et puis on n’a pas vraiment besoin d’argent.
Delphine – Parle pour toi...
Frédéric – Pardon ?
Delphine – Toi tu n’as pas besoin d’argent, c’est moi qui paie les factures !
Frédéric – D’accord... Nous y voilà...
Delphine – Si tu as une bonne raison de refuser cet argent, dis-le moi, Frédéric. S’il
s’agit de quelque chose de grave, je comprendrai.
Frédéric – Je ne suis pas un enfant battu, si c’est ça que tu veux dire... Et je n’ai pas
non plus subi d’abus sexuels... Mon père nous a abandonnés. Je ne veux rien qui
vienne de lui, c’est tout. On est pas heureux, tous les deux ?
Delphine – Si...
Frédéric – Cet argent ne nous apportera rien de bon, crois-moi. Rien de ce qui vient
de mon père ne pourra nous apporter quelque chose de bien.
Delphine – Je comprends que tout ça ne soit pas simple pour toi. Mais aujourd’hui, je te demande de penser un peu à moi.
Frédéric – À toi ?
Delphine – Toi tu as réalisé ton rêve, Frédéric. Tu es peintre.
Frédéric – Oui... Grâce à toi, je sais...
Delphine – Moi, si je n’avais plus à travailler...
Frédéric – Je pensais que tu aimais ton travail d’institutrice. Que tu te sentais utile...
Delphine – Je l’ai aimé... Mais je me sens de moins en moins utile. Enseigner en
banlieue, tu sais, c’est devenu très difficile. Je ne dis pas que je ne sers à rien, mais je passerais bien le flambeau à quelqu’un d’autre. Pour faire enfin ce que j’ai envie de faire. En tout cas essayer...
Frédéric – Comme quoi ?
Delphine – Tu me crois incapable d’avoir des envies personnelles, c’est ça ?
Frédéric – Mais pas du tout ! Je te demande seulement ce que tu ferais si tu n’avais
plus à travailler !
Delphine – Je ne sais pas... Je me mettrais peut-être à écrire...
Frédéric – Je ne savais pas que tu voulais écrire... Tu ne m’en as jamais parlé...
Delphine – Parce que jusqu’à maintenant, figure-toi, deux artistes, dans notre couple, c’était au moins un de trop...
Silence.
Frédéric – D’accord, je te promets d’y réfléchir...
Delphine – Merci...
Frédéric – Mais je ne te promets pas de changer d’avis...
Noir