Quando Cacciagallina alla fine lo lasciò per correre dietro agli altri e indurre con le buone maniere qualcuno a far nottata, zi’ Scarda lo pregò di mandare almeno a casa uno di quelli che ritornavano al paese, ad avvertire che egli rimaneva alla zolfara e che perciò non lo aspettassero e non stessero in pensiero per lui; poi si volse attorno a chiamare il suo caruso,che aveva più di trent’anni (e poteva averne anche sette o settanta, scemo com’era); e lo chiamò col verso con cui si chiamano le cornacchie ammaestrate:
– Te’, pa’!
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Quand Cacciagallina le laissa finalement pour courir après les autres et en amener quelques-uns, en y mettant les formes, à travailler toute la nuit, zi' Scarda le pria d'envoyer chez lui l'un de ceux qui retournaient au village pour prévenir qu'il restait à la mine et, donc, qu'on ne l'attende pas et qu'on ne s'inquiète pas pour lui ; après quoi, il appela son apprenti, qui avait plus de trente ans (il aurait pu en avoir sept ou soixante-dix, imbécile comme il était) ; il l'appela par le cri dont on appelle les corneilles apprivoisées : « Te', pa' ! »
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Mac • 2401
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