E vuol dire, riguardo al primo, locuzioni segnate d’uno stesso [p. 601 modifica]marchio, cooperanti a un tutto, realmente conviventi; e riguardo al secondo, qualunque sia, una congerie di locuzioni prese di qua e di là, quale per un titolo, quale per un altro, non mirando a un tutto, ma a un molto: congerie, per conseguenza, dove, mentre abbonda il superfluo e l’incerto, manca spesso il necessario, che si troverebbe inevitabilmente cercandolo in una vera lingua.
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