Non c’è da maravigliarsi che, cresciuta a poco a loco col crescere de’ bisogni e delle occasioni, e per il progresso delle cognizioni, quella lingua abbia potuto, e principalmente per mezzo dei grandi scrittori del secolo decimosettimo, uscire anche dai confini della nazione e, presentandosi per tutto la stessa, con quell’identità di locuzioni che costituisce una lingua, e non impedisce, anzi rende possibile la varietà degli stili, diventare ogni giorno più famigliare alle persone còlte delle altre nazioni, essere il linguaggio della diplomazia, e come il turcimanno comune dell’Europa.

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