Fanta-Ghirò, persona bella - ITALO CALVINO.
Difficulty: Medium    Uploaded: 5 years, 10 months ago by Mac     Last Activity: None
0% Upvoted
0% Translated but not Upvoted
152 Units
0% Translated
0% Upvoted
Fantaghirò, persona bella.
fiaba di Italo Calvino.
Ai tempi antichi visse un Re che non aveva figli maschi, ma soltanto tre belle ragazze.
La prima si chiamava Calorina, la mezzana Assuntina e l’ultima Fantaghirò persona bella, perché era la più bella di tutte.
Questo Re soffriva uno strano male che nessuno era mai riuscito a guarire, sicché, pover’uomo, passava le sue giornate chiuso in una camera nella quale c’erano tre sedie, una celeste, una nera e una rossa. Le sue figliole, quando andavano a trovarlo la mattina, guardavano sempre su quale sedia s’era seduto. La celeste voleva dire allegria; la nera significava morte; la rossa stava per guerra.
Un giorno le ragazze entrarono nella camera e videro il Re seduto sulla sedia rossa, quella della guerra. Disse la maggiore “Signor padre, che cosa è successo?”.
“Ho ricevuto”, rispose lui, “una lettera del Re nostro vicino che mi dichiara guerra. Ora non so proprio dove sbattere la testa. Malato come sono, non posso guidare da me il nostro esercito. Dovrò trovarmi un buon generale ma non so proprio dove cercarlo, così di fretta”.
Disse la maggiore: “Se lei me lo permette, il generale sarò io. Vedrà che sono capace di comandare i soldati”.
“Niente da fare, queste non sono cose da donna”, esclamò il Re spazientito.
“Mi metta alla prova, la prego”, insistette la maggiore. “In ogni caso, prima di battermi voglio andare dal nostro vicino per chiedergli qualche spiegazione e per vedere se riusciamo a evitare la guerra”.
“E va bene”, sospirò il Re. “Ma se lungo la via ti comporti da femmina, tornerai indietro senza protestare”.
La figliola accettò il patto. Il Re chiamò allora Tonino, il suo scudiero più fidato, e gli ordinò di montare a cavallo e di accompagnare la Principessa alla guerra. Poi aggiunse: “Bada, però, che se mia figlia comincia a parlare di cose da donna, tu dovrai riportarla subito al Palazzo”.
Detto fatto, la Principessa e lo scudiero montarono a cavallo e partirono per il regno del vicino, seguiti dall’intero esercito. Dopo un bel pezzo di cammino, arrivarono a un bel canneto. “Che belle canne!”, esclamò la Principessa. “Se le avessimo a casa, sai quante belle rocche potremmo ricavarne, per filare la lana”.
“A casa, a casa” gridò sull’istante il fido Tonino. “Lei si è lasciata sfuggire un pensiero da donna”. E così tornarono a casa, portandosi appresso i loro mille soldati.
Il giorno dopo, andò dal Re la figlia mezzana, offrendosi di comandare lei la battaglia.
Il Re fece con lei gli stessi patti che aveva fatto con la maggiore e le mise alle costole il buon Tonino. Partirono senza perdere un solo minuto, con l’esercito sempre dietro.
Davanti al canneto la Principessa tenne la bocca ben chiusa, ma quando passarono attraverso un bosco di pali alti e dritti, le sfuggì detto: “Guarda, Tonino, che bei pali lisci e dritti! Se potessimo portarli con noi, chissà quanti bei fusi ne potremmo trarre, per filare la lana”.
“A casa, a casa”, sberciò Tonino, “lei si è ricordata di cose da donne”.
Tornarono al Palazzo molto rattristati, con i soldati alle calcagna. Il Re poveraccio non sapeva più come rimediare a quella incresciosa situazione e si vedeva già perduto. In quel mentre si presentò da lui Fantaghirò e gli fece mille moine chiedendogli di mandarla alla guerra.
2 “Neanche a parlarne”, disse all’inizio il Re. “Tu sei troppo bambina. Non sono riuscite nell’impresa le tue sorelle maggiori, come puoi pretendere che io mi fidi di te?” “La capisco, signor padre”, rispose Fantaghirò con un sorriso, “ma che cosa le costa mettermi alla prova? In fondo, non ci rimette niente. Vedrà che le farò onore”.
Tanto disse che il Re dovette darle retta per forza. Chiamò dunque il fido Tonino e gli diede le stesse istruzioni di prima. Mentre i due uomini parlavano tra loro, Fantaghirò si vestì da guerriero con tanto di spada e pistole. Pareva un bel dragone valoroso.
Insomma, per farla breve, lei e Tonino montarono a cavallo e partirono portandosi dietro, ancora per una volta, tutto l’esercito. Passarono il canneto, passarono il bosco di pali e la ragazza rimase muta come un pesce. Quando arrivarono al confine, ordinò ai soldati di fermarsi e disse allo scudiero: “Tu resta qua con la nostra armata. Prima di cominciare la guerra, voglio parlare con il nostro nemico a quattr’occhi”.
Il Re nemico era un bel giovanotto. Gli bastò dare una sola occhiata a Fantaghirò per dire tra sé e sé: “Questo Principe non è un uomo come gli altri. Sono pronto a giurare che è una ragazza”. Ma ad alta voce disse solo: “Venga con me, signor Principe. Voglio averla come ospite al mio Palazzo, così potremmo conoscerci meglio e parlare un po’ delle nostre faccende”.
Quando arrivarono al Palazzo, il Re corse da sua madre e le riferì in fretta e furia del guerriero che comandava l’esercito avversario. Gridava quasi, preso dalla passione che sentiva nel cuore: Fantaghirò, persona bella, Ha occhi neri e parole dolci, O mamma mia, mi pare una donzella.
Disse la madre: “Portalo nella stanza delle armi. Se è veramente una donna, non le guarderà e non vorrà certo toccarle”.
Il Re seguì quel saggio consiglio, ma con scarsi risultati. Infatti, Fantaghirò staccò le spade dal muro e si mise a provarle una a una, maneggiandole con grande destrezza, come avrebbe fatto un uomo. Poi prese le pistole e gli schioppi, e provò anche quelli, per vedere come si caricavano e se sparavano a dovere.
Il re tornò dalla madre tutto trafelato, con il cuore che gli faceva tuppete tappete per la passione, e le disse “Si è comportato da uomo. Io però sono sempre della stessa idea: Fantaghirò, persona bella, Ha occhi neri e parole dolci, O mamma mia, mi pare una donzella.” La madre ci pensò su qualche istante. Poi, commossa dalla disperazione del figlio disse: “Invita il nostro ospite a pranzo. Se prende il pane e l’appoggia al petto per tagliarlo, è sicuramente una donna. Se invece lo taglia tenendolo per aria è certo un uomo, e tu hai perso la testa per niente”.
Anche quella prova andò bene per Fantaghirò. Infatti, la Principessa tagliò il pane a mezz’aria, con un gesto da guerriero. Eppure il Re non era ancora convinto. Tornò dunque da sua madre, tutto sconsolato, e le disse: “Ha fatto il contrario di una donna. Io, però, sono sempre della medesima idea: Fantaghirò, persona bella, Ha occhi neri e parole dolci, O mamma mia, mi pare una donzella.” 3 Disse la madre: “Mi sembri matto. Ma se hai quest’idea fissa, ti conviene fare una terza prova. Prega il nostro ospite di trascorrere una notte nel tuo letto. Se è una ragazza, ti dirà sicuramente di no.” Il Re andò subito a trovare Fantaghirò e le disse: “Se vuoi farmi felice, vieni a dormire nel mio letto”.
“Farebbe piacere anche a me, Maestà”, rispose Fantaghirò. “Se lei vuole, stasera si dormirà assieme”.
Prima di mettersi a letto cenarono insieme. La bottiglia di vino destinata a Fantaghirò conteneva un potente sonnifero che avrebbe dovuto far addormentare la ragazza. Ma lei, furba, non ne bevve nemmeno un sorso.
Quando ebbero finita la cena, un attimo prima di andare a letto, disse: “Facciamo un brindisi, prima di coricarci”. Si scambiarono un bacio, si presero a braccetto, e intanto Fantaghirò cantava: Bevi, su, compagno, Sennò t’ammazzerò.
Il Re rispondeva: Non m’ammazzare, compagno, perché io berrò!
E intanto bevevo, senza accorgersene, dalla bottiglia che conteneva il sonnifero. Sicché, quando arrivò in camera sua, si buttò sul letto vestito com’era. Gli bastarono pochi istanti per addormentarsi, che russava come un animale.
Al risveglio, il mattino dopo, il Re vide Fantaghirò già in piedi, con l’uniforme da dragone già addosso. Non avrebbe più potuto dire se era donna, o uomo. Figuratevi la disperazione in cui cadde e la passione che gli bruciava il cuore! Gli pareva di morire per il dispiacere. Tornò dunque dalla madre, che cominciò a sgridarlo per la sua pazzia. Lui però insisteva a dire: Fantaghirò, persona bella, Ha occhi neri e parole dolci, O mamma mia, mi pare una donzella.
A quel punto la madre aveva perso ormai quel po’ di pazienza che le restava, tuttavia dovette arrendersi davanti alla sua fissazione. “Ti concedo un’ultima prova”, gli disse dunque, “ma sarà proprio l’ultima. Invita Fantaghirò a fare il bagno nuda con te nella vasca dei pesci che abbiamo in giardino. Se è donna, rifiuterà di venire, o comunque dovrà svelare il suo segreto”.
Il Re, infatti, fece quell’invito a Fantaghirò che gli disse: “Non mi pare vero. A casa mia sono abituata a lavarmi tutti i giorni, e ora è un bel pezzo che non entro nell’acqua. Il bagno, comunque, dovremo farlo domani mattina. Ora non posso proprio”.
Poi, mentre il Re se ne andava tutto contento, la ragazza chiamò il fido Tonino e gli ordinò: “Monta a cavallo e porta una lettera a mio padre. Ma raccomandagli di fare subito a quello che gli chiedo, altrimenti sono perduta”.
Nella lettera Fantaghirò chiedeva al Re suo padre di mandarle di gran corsa un soldato per l’indomani mattina, con il messaggio che lui era in fin di vita, e che voleva rivedere il suo adorato figlio prima di morire.
Tonino filò di gran carriera. Il giorno dopo, le cose andarono secondo i piani. A metà mattina Fantaghirò e il Re innamorato si incontrarono nel giardino, davanti alla vasca dei pesci.
4 Lui non perse tempo per spogliarsi, e si tuffò nell’acqua gridando: “Butta via i vestiti, e raggiungimi. Fa tanto caldo, un bagno è quello che ci vuole”.
Ma lei non aveva fretta. “Ho troppo caldo per bagnarmi”, diceva “e sono tutto sudato.
Prima di venire nell’acqua voglio rinfrescarmi un po’. Altrimenti mi prendo un malore”.
In realtà cercava di tirare le cose in lungo, in attesa che il messaggero di suo padre la riportasse a casa sana e salva. Aveva un bell’aspettare, non spuntava nessuno. Intanto però il Re continuava a chiederle di svestirsi e di entrare nella vasca con lui.
Disse Fantaghirò: “Non posso accontentarti. Ho brividi tremendi alle gambe e alle spalle. È un brutto segno, sai. C’è qualche disgrazia nell’aria”.
“Non è nulla”, rispondeva il Re. “Spogliati e vieni nell’acqua, che qui si sta proprio bene”.
In quel mentre sentì un rumore. Fantaghirò, tutta contenta, esclamò: “Un cavallo! Vedo un cavallo che arriva di corsa con uno dei miei soldati in groppa”.
Un istante più tardi il soldato era davanti a lei, e le porse la lettera di suo padre.
Fantaghirò prese il messaggio e l’aprì di premura. Quando l’ebbe letta, disse al Re: “Mi rincresce, Maestà, ma ho ricevuto delle cattive notizie. Mio padre è in punto di morte e vuole rivedermi prima di chiudere gli occhi per sempre. Lo dicevo io che quei rividi erano un brutto segno. Devo tornare a casa di corsa. Se vuole, facciamo la pace subito. Poi, con suo comodo, potrà venirmi a trovare le mio regno. Il bagno lo faremo un’altra volta”.
Figuratevi voi la disperazione del Re. Era più che mai convinto che Fantaghirò fosse una donna, e moriva dalla passione. Ma dovette adattarsi al suo crudele destino, e lasciarla partire senza avere la prova definitiva dei suoi sospetti.
Comunque, prima di partire, Fantaghirò passò per la camera in cui aveva dormito e mise sul letto un foglio sul quale aveva scritto: Fantaghirò Donna è venuta e donna se ne va, Ma il Re conosciuta non l’ha.
Il mattino seguente, quando il Re andò in quella camera per vedere almeno il letto in cui il suo misterioso ospite aveva dormito, trovò il messaggio sul letto e rimase di sasso, tra il dispiacere e l’allegria. Poi corse dalla madre. “Mamma, mamma, avevo ragione io!
Fantaghirò è donna. Ecco il foglio che ha scritto lei stessa, con le sue mani”. E senza nemmeno aspettare la risposta di sua madre, fece attaccare la carrozza e si mise di gran carriera sulle tracce di Fantaghirò.
La principessa, intanto, era alla presenza di suo padre e gli riferiva delle cose che erano successe in quei giorni e come aveva fatto pace con il nemico senza combattere nemmeno una battaglia. Non aveva ancora finito il suo racconto, che sentì un gran rumore nel cortile.
Era il Re innamorato, che arrivava più veloce di un lampo per rivedere la donna che amava. Parlarono fitto per un bel po’. La conclusione fu che avendo fatto la pace tra i due regni, Fantaghirò poteva anche sposare il suo innamorato senza più problemi.
Detto fatto, il giovane Re la portò nel suo Palazzo, dove lui e la sua sposa vissero felici e contenti per molti anni. Con il tempo, Fantaghirò fu nominata erede di suo padre, e diventò Regina dei due regni.
unit 1
Fantaghirò, persona bella.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 2
fiaba di Italo Calvino.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 9
Disse la maggiore “Signor padre, che cosa è successo?”.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 11
Ora non so proprio dove sbattere la testa.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 12
Malato come sono, non posso guidare da me il nostro esercito.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 14
Disse la maggiore: “Se lei me lo permette, il generale sarò io.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 15
Vedrà che sono capace di comandare i soldati”.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 17
“Mi metta alla prova, la prego”, insistette la maggiore.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 19
“E va bene”, sospirò il Re.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 21
La figliola accettò il patto.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 25
Dopo un bel pezzo di cammino, arrivarono a un bel canneto.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 26
“Che belle canne!”, esclamò la Principessa.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 28
“A casa, a casa” gridò sull’istante il fido Tonino.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 29
“Lei si è lasciata sfuggire un pensiero da donna”.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 30
E così tornarono a casa, portandosi appresso i loro mille soldati.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 33
Partirono senza perdere un solo minuto, con l’esercito sempre dietro.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 37
Tornarono al Palazzo molto rattristati, con i soldati alle calcagna.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 40
2 “Neanche a parlarne”, disse all’inizio il Re.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 41
“Tu sei troppo bambina.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 43
In fondo, non ci rimette niente.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 44
Vedrà che le farò onore”.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 45
Tanto disse che il Re dovette darle retta per forza.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 46
Chiamò dunque il fido Tonino e gli diede le stesse istruzioni di prima.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 48
Pareva un bel dragone valoroso.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 53
Il Re nemico era un bel giovanotto.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 55
Sono pronto a giurare che è una ragazza”.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 56
Ma ad alta voce disse solo: “Venga con me, signor Principe.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 60
Disse la madre: “Portalo nella stanza delle armi.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 61
unit 62
Il Re seguì quel saggio consiglio, ma con scarsi risultati.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 70
Anche quella prova andò bene per Fantaghirò.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 72
Eppure il Re non era ancora convinto.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 75
Ma se hai quest’idea fissa, ti conviene fare una terza prova.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 76
Prega il nostro ospite di trascorrere una notte nel tuo letto.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 78
“Farebbe piacere anche a me, Maestà”, rispose Fantaghirò.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 79
“Se lei vuole, stasera si dormirà assieme”.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 80
Prima di mettersi a letto cenarono insieme.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 82
Ma lei, furba, non ne bevve nemmeno un sorso.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 85
Il Re rispondeva: Non m’ammazzare, compagno, perché io berrò!
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 88
unit 90
Non avrebbe più potuto dire se era donna, o uomo.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 92
Gli pareva di morire per il dispiacere.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 93
Tornò dunque dalla madre, che cominciò a sgridarlo per la sua pazzia.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 101
Il bagno, comunque, dovremo farlo domani mattina.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 102
Ora non posso proprio”.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 106
Tonino filò di gran carriera.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 107
Il giorno dopo, le cose andarono secondo i piani.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 110
Fa tanto caldo, un bagno è quello che ci vuole”.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 111
Ma lei non aveva fretta.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 112
“Ho troppo caldo per bagnarmi”, diceva “e sono tutto sudato.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 113
Prima di venire nell’acqua voglio rinfrescarmi un po’.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 114
Altrimenti mi prendo un malore”.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 116
Aveva un bell’aspettare, non spuntava nessuno.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 118
Disse Fantaghirò: “Non posso accontentarti.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 119
Ho brividi tremendi alle gambe e alle spalle.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 120
È un brutto segno, sai.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 121
C’è qualche disgrazia nell’aria”.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 122
“Non è nulla”, rispondeva il Re.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 123
“Spogliati e vieni nell’acqua, che qui si sta proprio bene”.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 124
In quel mentre sentì un rumore.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 125
Fantaghirò, tutta contenta, esclamò: “Un cavallo!
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 126
unit 128
Fantaghirò prese il messaggio e l’aprì di premura.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 131
Lo dicevo io che quei rividi erano un brutto segno.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 132
Devo tornare a casa di corsa.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 133
Se vuole, facciamo la pace subito.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 134
Poi, con suo comodo, potrà venirmi a trovare le mio regno.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 135
Il bagno lo faremo un’altra volta”.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 136
Figuratevi voi la disperazione del Re.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 141
Poi corse dalla madre.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 142
“Mamma, mamma, avevo ragione io!
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 143
Fantaghirò è donna.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 144
Ecco il foglio che ha scritto lei stessa, con le sue mani”.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None
unit 149
Parlarono fitto per un bel po’.
0 Translations, 0 Upvotes, Last Activity None

Fantaghirò, persona bella.
fiaba di Italo Calvino.
Ai tempi antichi visse un Re che non aveva figli maschi, ma soltanto tre belle ragazze.
La prima si chiamava Calorina, la mezzana Assuntina e l’ultima Fantaghirò persona bella,
perché era la più bella di tutte.
Questo Re soffriva uno strano male che nessuno era mai riuscito a guarire, sicché,
pover’uomo, passava le sue giornate chiuso in una camera nella quale c’erano tre sedie,
una celeste, una nera e una rossa. Le sue figliole, quando andavano a trovarlo la mattina,
guardavano sempre su quale sedia s’era seduto. La celeste voleva dire allegria; la nera
significava morte; la rossa stava per guerra.
Un giorno le ragazze entrarono nella camera e videro il Re seduto sulla sedia rossa,
quella della guerra. Disse la maggiore “Signor padre, che cosa è successo?”.
“Ho ricevuto”, rispose lui, “una lettera del Re nostro vicino che mi dichiara guerra. Ora
non so proprio dove sbattere la testa. Malato come sono, non posso guidare da me il
nostro esercito. Dovrò trovarmi un buon generale ma non so proprio dove cercarlo, così di
fretta”.
Disse la maggiore: “Se lei me lo permette, il generale sarò io. Vedrà che sono capace di
comandare i soldati”.
“Niente da fare, queste non sono cose da donna”, esclamò il Re spazientito.
“Mi metta alla prova, la prego”, insistette la maggiore. “In ogni caso, prima di battermi
voglio andare dal nostro vicino per chiedergli qualche spiegazione e per vedere se
riusciamo a evitare la guerra”.
“E va bene”, sospirò il Re. “Ma se lungo la via ti comporti da femmina, tornerai
indietro senza protestare”.
La figliola accettò il patto. Il Re chiamò allora Tonino, il suo scudiero più fidato, e gli
ordinò di montare a cavallo e di accompagnare la Principessa alla guerra. Poi aggiunse:
“Bada, però, che se mia figlia comincia a parlare di cose da donna, tu dovrai riportarla
subito al Palazzo”.
Detto fatto, la Principessa e lo scudiero montarono a cavallo e partirono per il regno del
vicino, seguiti dall’intero esercito. Dopo un bel pezzo di cammino, arrivarono a un bel
canneto. “Che belle canne!”, esclamò la Principessa. “Se le avessimo a casa, sai quante
belle rocche potremmo ricavarne, per filare la lana”.
“A casa, a casa” gridò sull’istante il fido Tonino. “Lei si è lasciata sfuggire un pensiero
da donna”. E così tornarono a casa, portandosi appresso i loro mille soldati.
Il giorno dopo, andò dal Re la figlia mezzana, offrendosi di comandare lei la battaglia.
Il Re fece con lei gli stessi patti che aveva fatto con la maggiore e le mise alle costole il
buon Tonino. Partirono senza perdere un solo minuto, con l’esercito sempre dietro.
Davanti al canneto la Principessa tenne la bocca ben chiusa, ma quando passarono
attraverso un bosco di pali alti e dritti, le sfuggì detto: “Guarda, Tonino, che bei pali lisci e
dritti! Se potessimo portarli con noi, chissà quanti bei fusi ne potremmo trarre, per filare la
lana”.
“A casa, a casa”, sberciò Tonino, “lei si è ricordata di cose da donne”.
Tornarono al Palazzo molto rattristati, con i soldati alle calcagna. Il Re poveraccio non
sapeva più come rimediare a quella incresciosa situazione e si vedeva già perduto. In quel
mentre si presentò da lui Fantaghirò e gli fece mille moine chiedendogli di mandarla alla
guerra.
2
“Neanche a parlarne”, disse all’inizio il Re. “Tu sei troppo bambina. Non sono riuscite
nell’impresa le tue sorelle maggiori, come puoi pretendere che io mi fidi di te?”
“La capisco, signor padre”, rispose Fantaghirò con un sorriso, “ma che cosa le costa
mettermi alla prova? In fondo, non ci rimette niente. Vedrà che le farò onore”.
Tanto disse che il Re dovette darle retta per forza. Chiamò dunque il fido Tonino e gli
diede le stesse istruzioni di prima. Mentre i due uomini parlavano tra loro, Fantaghirò si
vestì da guerriero con tanto di spada e pistole. Pareva un bel dragone valoroso.
Insomma, per farla breve, lei e Tonino montarono a cavallo e partirono portandosi
dietro, ancora per una volta, tutto l’esercito. Passarono il canneto, passarono il bosco di
pali e la ragazza rimase muta come un pesce. Quando arrivarono al confine, ordinò ai
soldati di fermarsi e disse allo scudiero: “Tu resta qua con la nostra armata. Prima di
cominciare la guerra, voglio parlare con il nostro nemico a quattr’occhi”.
Il Re nemico era un bel giovanotto. Gli bastò dare una sola occhiata a Fantaghirò per
dire tra sé e sé: “Questo Principe non è un uomo come gli altri. Sono pronto a giurare che è
una ragazza”. Ma ad alta voce disse solo: “Venga con me, signor Principe. Voglio averla
come ospite al mio Palazzo, così potremmo conoscerci meglio e parlare un po’ delle nostre
faccende”.
Quando arrivarono al Palazzo, il Re corse da sua madre e le riferì in fretta e furia del
guerriero che comandava l’esercito avversario. Gridava quasi, preso dalla passione che
sentiva nel cuore:
Fantaghirò, persona bella,
Ha occhi neri e parole dolci,
O mamma mia, mi pare una donzella.
Disse la madre: “Portalo nella stanza delle armi. Se è veramente una donna, non le
guarderà e non vorrà certo toccarle”.
Il Re seguì quel saggio consiglio, ma con scarsi risultati. Infatti, Fantaghirò staccò le
spade dal muro e si mise a provarle una a una, maneggiandole con grande destrezza,
come avrebbe fatto un uomo. Poi prese le pistole e gli schioppi, e provò anche quelli, per
vedere come si caricavano e se sparavano a dovere.
Il re tornò dalla madre tutto trafelato, con il cuore che gli faceva tuppete tappete per la
passione, e le disse “Si è comportato da uomo. Io però sono sempre della stessa idea:
Fantaghirò, persona bella,
Ha occhi neri e parole dolci,
O mamma mia, mi pare una donzella.”
La madre ci pensò su qualche istante. Poi, commossa dalla disperazione del figlio disse:
“Invita il nostro ospite a pranzo. Se prende il pane e l’appoggia al petto per tagliarlo, è
sicuramente una donna. Se invece lo taglia tenendolo per aria è certo un uomo, e tu hai
perso la testa per niente”.
Anche quella prova andò bene per Fantaghirò. Infatti, la Principessa tagliò il
pane a mezz’aria, con un gesto da guerriero. Eppure il Re non era ancora convinto. Tornò
dunque da sua madre, tutto sconsolato, e le disse: “Ha fatto il contrario di una donna. Io,
però, sono sempre della medesima idea:
Fantaghirò, persona bella,
Ha occhi neri e parole dolci,
O mamma mia, mi pare una donzella.”
3
Disse la madre: “Mi sembri matto. Ma se hai quest’idea fissa, ti conviene fare una terza
prova. Prega il nostro ospite di trascorrere una notte nel tuo letto. Se è una ragazza, ti dirà
sicuramente di no.”
Il Re andò subito a trovare Fantaghirò e le disse: “Se vuoi farmi felice, vieni a dormire
nel mio letto”.
“Farebbe piacere anche a me, Maestà”, rispose Fantaghirò. “Se lei vuole, stasera si
dormirà assieme”.
Prima di mettersi a letto cenarono insieme. La bottiglia di vino destinata a Fantaghirò
conteneva un potente sonnifero che avrebbe dovuto far addormentare la ragazza. Ma lei,
furba, non ne bevve nemmeno un sorso.
Quando ebbero finita la cena, un attimo prima di andare a letto, disse: “Facciamo un
brindisi, prima di coricarci”. Si scambiarono un bacio, si presero a braccetto, e intanto
Fantaghirò cantava:
Bevi, su, compagno,
Sennò t’ammazzerò.
Il Re rispondeva:
Non m’ammazzare, compagno,
perché io berrò!
E intanto bevevo, senza accorgersene, dalla bottiglia che conteneva il sonnifero. Sicché,
quando arrivò in camera sua, si buttò sul letto vestito com’era. Gli bastarono pochi istanti
per addormentarsi, che russava come un animale.
Al risveglio, il mattino dopo, il Re vide Fantaghirò già in piedi, con l’uniforme da
dragone già addosso. Non avrebbe più potuto dire se era donna, o uomo. Figuratevi la
disperazione in cui cadde e la passione che gli bruciava il cuore! Gli pareva di morire per il
dispiacere. Tornò dunque dalla madre, che cominciò a sgridarlo per la sua pazzia. Lui
però insisteva a dire:
Fantaghirò, persona bella,
Ha occhi neri e parole dolci,
O mamma mia, mi pare una donzella.
A quel punto la madre aveva perso ormai quel po’ di pazienza che le restava, tuttavia
dovette arrendersi davanti alla sua fissazione. “Ti concedo un’ultima prova”, gli disse
dunque, “ma sarà proprio l’ultima. Invita Fantaghirò a fare il bagno nuda con te nella
vasca dei pesci che abbiamo in giardino. Se è donna, rifiuterà di venire, o comunque dovrà
svelare il suo segreto”.
Il Re, infatti, fece quell’invito a Fantaghirò che gli disse: “Non mi pare vero. A casa mia
sono abituata a lavarmi tutti i giorni, e ora è un bel pezzo che non entro nell’acqua. Il
bagno, comunque, dovremo farlo domani mattina. Ora non posso proprio”.
Poi, mentre il Re se ne andava tutto contento, la ragazza chiamò il fido Tonino e gli
ordinò: “Monta a cavallo e porta una lettera a mio padre. Ma raccomandagli di fare subito
a quello che gli chiedo, altrimenti sono perduta”.
Nella lettera Fantaghirò chiedeva al Re suo padre di mandarle di gran corsa un soldato
per l’indomani mattina, con il messaggio che lui era in fin di vita, e che voleva rivedere il
suo adorato figlio prima di morire.
Tonino filò di gran carriera. Il giorno dopo, le cose andarono secondo i piani. A metà
mattina Fantaghirò e il Re innamorato si incontrarono nel giardino, davanti alla vasca dei
pesci.
4
Lui non perse tempo per spogliarsi, e si tuffò nell’acqua gridando: “Butta via i vestiti, e
raggiungimi. Fa tanto caldo, un bagno è quello che ci vuole”.
Ma lei non aveva fretta. “Ho troppo caldo per bagnarmi”, diceva “e sono tutto sudato.
Prima di venire nell’acqua voglio rinfrescarmi un po’. Altrimenti mi prendo un malore”.
In realtà cercava di tirare le cose in lungo, in attesa che il messaggero di suo padre la
riportasse a casa sana e salva. Aveva un bell’aspettare, non spuntava nessuno. Intanto
però il Re continuava a chiederle di svestirsi e di entrare nella vasca con lui.
Disse Fantaghirò: “Non posso accontentarti. Ho brividi tremendi alle gambe e alle
spalle. È un brutto segno, sai. C’è qualche disgrazia nell’aria”.
“Non è nulla”, rispondeva il Re. “Spogliati e vieni nell’acqua, che qui si sta proprio
bene”.
In quel mentre sentì un rumore. Fantaghirò, tutta contenta, esclamò: “Un cavallo! Vedo
un cavallo che arriva di corsa con uno dei miei soldati in groppa”.
Un istante più tardi il soldato era davanti a lei, e le porse la lettera di suo padre.
Fantaghirò prese il messaggio e l’aprì di premura. Quando l’ebbe letta, disse al Re: “Mi
rincresce, Maestà, ma ho ricevuto delle cattive notizie. Mio padre è in punto di morte e
vuole rivedermi prima di chiudere gli occhi per sempre. Lo dicevo io che quei rividi erano
un brutto segno. Devo tornare a casa di corsa. Se vuole, facciamo la pace subito. Poi, con
suo comodo, potrà venirmi a trovare le mio regno. Il bagno lo faremo un’altra volta”.
Figuratevi voi la disperazione del Re. Era più che mai convinto che Fantaghirò fosse
una donna, e moriva dalla passione. Ma dovette adattarsi al suo crudele destino, e lasciarla
partire senza avere la prova definitiva dei suoi sospetti.
Comunque, prima di partire, Fantaghirò passò per la camera in cui aveva dormito e
mise sul letto un foglio sul quale aveva scritto:
Fantaghirò
Donna è venuta e donna se ne va,
Ma il Re conosciuta non l’ha.
Il mattino seguente, quando il Re andò in quella camera per vedere almeno il letto in
cui il suo misterioso ospite aveva dormito, trovò il messaggio sul letto e rimase di sasso,
tra il dispiacere e l’allegria. Poi corse dalla madre. “Mamma, mamma, avevo ragione io!
Fantaghirò è donna. Ecco il foglio che ha scritto lei stessa, con le sue mani”. E senza
nemmeno aspettare la risposta di sua madre, fece attaccare la carrozza e si mise di gran
carriera sulle tracce di Fantaghirò.
La principessa, intanto, era alla presenza di suo padre e gli riferiva delle cose che erano
successe in quei giorni e come aveva fatto pace con il nemico senza combattere nemmeno
una battaglia. Non aveva ancora finito il suo racconto, che sentì un gran rumore nel cortile.
Era il Re innamorato, che arrivava più veloce di un lampo per rivedere la donna che
amava. Parlarono fitto per un bel po’. La conclusione fu che avendo fatto la pace tra i due
regni, Fantaghirò poteva anche sposare il suo innamorato senza più problemi.
Detto fatto, il giovane Re la portò nel suo Palazzo, dove lui e la sua sposa vissero felici
e contenti per molti anni. Con il tempo, Fantaghirò fu nominata erede di suo padre, e
diventò Regina dei due regni.