La fenêtre d’en face - Jean Pierre Martinez - pp. 6-10
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La finestra di fronte - Jean Pierre Martinez - pp. 6-10

Alexandre – Si sente meglio?
Madison - Sì, grazie... Lui fa uno sforzo per ammorbidirsi un po'.
Alexandre - Mi dispiace di averla ricevuta in questo modo... Non sono più abituato a vedere gente... Madison - Quindi anche lei vive da solo?
Alexandre – Si vede così tanto?
Madison - Stando a quanto mi ha appena detto, immagino che neanche lei abbia figli.
Alexandre - Cosa le fa pensare che non abbia bambini?
Madison - Invece ne ha?
Alexandre - No... E quando vedo il mondo com'è ridotto oggi, sono lieto di non averne… Madison - Sì… Alexandre - Se vuole salvare il pianeta, bisognerà innanzitutto smettere di fare figli, no?
Madison - Intanto… si salverà l'umanità smettendo di fare figli?
Alexandre - E pensare che la Francia è probabilmente il paese al mondo dove si vive meglio… Madison - Sì, e per questo ho deciso di trasferirmi nel vostro paese… Alexandre - Lei non è francese...?
Madison - Mi chiamo Madison. Sono americana.
Alexandre - Eppure parla perfettamente la nostra lingua, e senza accento… Madison - Mia nonna era francese. È stata lei a insegnarmi la lingua di Molière Sono venuta a Parigi per studiare lettere alla Sorbona.
Alexandre - È così un puro caso se lei capita oggi sulla mia strada… Madison.
Madison - Lei si chiama Alexandre, vero?
Alexandre - Come fa a saperlo?
Madison - Ho visto il suo nome su una casella postale sotto casa. Alexandre Delacroix… lei è un parente di… Alexandre - Del pittore? No, affatto.
Madison - Con lo scrittore!
Alexandre - Lei è americana e conosce Alexandre Delacroix… ormai dimenticato da tutti in Francia.
Madison - Esagera... Tutti conoscono Alexandre Delacroix. E la sua fama ha ampiamente oltrepassato le frontiere francesi. Tra coloro che sono interessati alla letteratura, almeno. Allora?
Alexandre - Sì... sono io.
Madison - No? Alexandre Delacroix, l'autore mitico che ha firmato diversi capolavori della letteratura del ventesimo secolo!
Alexandre - Se lo dice... Madison - Uno scrittore misterioso adesso ritirato in solitudine, non ha pubblicato nulla per anni e rifiuta tutte le interviste... È davvero Lei?
Alexandre - Qualcosa mi dice che lei lo sapeva già prima di entrare a casa mia forzando la mia porta, sbaglio?
Lei esita un attimo.
Madison - No, lo confesso… Alexandre - Allora è per ottenere un'intervista che ha inventato quella storia del gatto… Madison - Per il gatto, è vero, lo giuro… Ma è altrettanto vero che avevo un'idea in testa quando sono venuta ad abitare proprio di fronte a casa sua.
Alexandre - Ha affittato di proposito di fronte a casa mia per potermi spiare?
Madison – Spiarla? Per niente affatto! Sono una grande ammiratrice della sua opera. All'arrivo a Parigi, ho cercato di contattarla. Ma il suo agente mi ha fatto sapere che lei non voleva vedere nessuno.
Alexandre - E cosa non ha capito lei di questa frase?
Madison - Ho attraversato l'Atlantico sperando di incontrarla. Stavo cercando un appartamento. Quello di fronte era in affitto, ho colto l'occasione... Alexandre - È completamente pazza! Io l'avverto, se non mi lascia in pace, sporgerò denuncia per molestie. E poi, cosa si aspetta da me, innanzitutto? È una giornalista?
Madison - Sono una studentessa, gliel'ho detto. Ho scritto la mia tesi di laurea sulla sua opera, a Nuova York. E poi ho deciso di venire a Parigi per continuare le mie ricerche, poiché in questa città è ambientata la maggior parte dei suoi romanzi. Lei sa che, per gli americani, Parigi è la città più romantica al mondo.
Alexandre - E con questo tipo di cliché lei pensa di chiarire il significato nascosto della mia opera?
Madison - Vuole conoscere il titolo della mia tesi?
Alexandre - No.
Madison -" La figura dell'assenza nell'universo romanzesco di Alexandre Delacroix". Alexandre - Ha capito tutto… Quello che preferisco nella maggior parte delle persone, iniziando da lei, è la loro assenza. Ecco perché le chiedo di andarsene.
Alexandre - Quando hai la fortuna di lavorare su un autore vivente, ti viene voglia di incontrarlo, è logico, no? Per conoscerlo un po' meglio. E meglio comprenderne l'opera conoscendo un po' meglio la sua vita.
Alexandre - È sbagliato, glielo assicuro. Meglio limitarsi a studiare l'opera senza sapere nulla dell'autore. Molti grandi scrittori erano proprio piccoli personaggi in vita. Se non addiritura maledetti bastardi. E questo vale sia per gli artisti, che per gli scienziati. È così. I geni raramente guadagnano ad essere conosciuti... Anche se, si rassicuri, non credo di essere un genio... Madison - Capisco la sua modestia, ma comunque... Un'intervista esclusiva con l'autore delle Chroniques du Quartier Latin coronerebbe il mio lavoro di ricerca.
Alexandre - L'ha letto?
Madison - Questo romanzo mi ha convinta a venire a studiare a Parigi. Per me, è il suo miglior libro.
Alexandre - Tuttavia, non è quello che si è venduto meglio... Madison - Immagino che questo romanzo sia in gran parte autobiografico.
Alexandre - Gliel'ho detto... È di nessun interesse per il lettore... Madison - Senza contare questo manoscritto misterioso su cui sta lavorando da anni... Alexandre - Non scrivo nulla. È una leggenda che il mio editore ha creata affinché non mi si dimentichi del tutto e che i miei libri precedenti si continuino a vendere un po'. In ogni caso, non farò nessuna intervista. Né a lei, né a nessun altro. (Si avvicina a lei con aria minacciosa) Adesso se ne vada!
Invece di uscire, lei lo affronta.
Madison - No!
Lui sembra sconcertato dalla sua risolutezza.
Alexandre - Come no ?
Madison - Non permetterò che si ammazzi prima di avermi concesso quell'intervista. Ero pronta ad attraversare l'Atlantico a nuoto pur di ottenerla.
Alexandre - Se ne torni da dove è venuta in pedalò, se le piace, non sono affari miei… Sta di nuovo per svenire.
Alexandre - È la seconda volta che viene meno davanti a me… Lei legge troppi romanzi rosa, signorina. Oggigiorno, all'infuori del teatro, le donne non svengono più così a ogni piè sospinto non appena vengono fatte indispettire… Madison - Non faccio finta, glielo assicuro.
Lui sembra esitare.
Alexandre - Vuole che chiami un'ambulanza?
Madison - No, ma ho bisogno di sedermi un attimo.
Alexandre - E dopodiché se ne andrà via?
Madison - Promesso.
Si siede e riprende fiato.
Alexandre - Le ho già dato un bicchiere d'acqua... Vuole un bicchiere di cognac?
Madison - Sta cercando di darmi il colpo di grazia, vero?
Alessandro - È purtroppo troppo tardi. Avrei fatto meglio a spararle subito, avrei invocato la legittima difesa. Ora non potrei più negare l'intenzionalità... Madison - Perché tiene una pistola in casa?
Alexandre - All'inizio, era per allontanare i seccatori. A quanto pare, non basta... Madison - Anche se lei è un po' misantropo, come molti scrittori... abbiamo tutti bisogno di compagnia, no?
Alexandre - Sento che mi suggerirà di prendere un gatto... Vuole sbarazzarsi del suo, giusto?
Madison – Non le pesa la solitudine?
Alexandre - La solitudine... È come il caffè... All'inizio, è un po' amaro. Poi ti ci abitui. Dopodiché inizi ad apprezzare. E alla fine, non puoi più farne a meno.
Madison - Dovrebbe scrivere una raccolta di aforismi. Sono sicura che ne venderebbe moltissime.
Alexandre - E poi, che significa non essere solo? Vivere come una coppia e rivangare le stesse banalità tutto l'anno? Vedersi ogni tanto con la famiglia o gli amici, badando a non parlare di quegli argomenti importanti che potrebbero far arrabbiare. Incontrare i vicini sulle scale e dissertare sul tempo che fa? Parlare col proprio gatto come se ti potesse capire?
Madison - Quando lei scrive, si rivolge pure a qualcuno.
Alexandre - Appunto per questo ho smesso di scrivere.
Madison - Non le credo
Alexandre - Non le sto chiedendo di credermi. Le chiedo di lasciarmi in pace... Madison - Quindi non vuole concedermi quell'intervista?
Alexandre – Non ho più niente da dire. Peggio ancora, non ho più nessuno con cui parlare. E ci sono giorni in cui non ho nemmeno più voglia di parlare con me stesso.
Madison – È triste... Alexandre - Questa è la vita... E in un modo o nell'altro, la mia sta per finire... Madison - Anche la mia, forse... Alexandre - Lei ha quarant'anni meno di me. Potrei essere suo padre.
Madison - O anche mio nonno.
Alexandre - La ringrazio per questo chiarimento, è molto gentile da parte sua. In ogni caso, la sua vita è appena iniziata.
Madison - Sì… Ma si potrebbe concludere tra poco… Alexandre - Che intende dire?
Madison - Sono malata di cuore. I medici mi danno solo pochi anni di vita. Forse qualche mese. Ecco perché sono venuta in Francia per realizzare un ultimo sogno. Incontrarla... Lui è ovviamente sconvolto da quella dichiarazione.
Alexandre - Come, una malattia cardiaca?
Madison - Sono nata con una cardiopatia congenita. Ho il cuore troppo debole. Può cedere da un momento all'altro.
Alexandre -È la ragione dei suoi momenti di debolezza?
Madison - Al minimo fastidio, il mio cuore si fa più forte, e può smettere di battere.
Lui ha un momento di esitazione.
Alexandre - Non dirmi che ha inventato questa storia per costringermi a non contrariarla... e quindi ad accettare questa intervista.
Madison - Ahimè, no... Alexandre - Mi dispiace per lei.
Madison - Non è colpa sua.
Alexandre - Guarda che derisione. Sono vecchio, non ho più voglia di niente, penso di farla finita… Lei è giovane, ha la vita davanti a sé, e adesso la tradisce il cuore… Madison - Non ci posso fare niente, a che vale rivoltarsi?
Alexandre - Per di più, continua a sorridere... Madison - Penso che i mesi che mi restano da vivere potrebbero essere i più belli della mia vita.
Alexandre – La sua gioia di vivere mi deprime. Non dubita mai di nulla?
Madison - Non ho più tempo per i dubbi. Ecco perché ho forzato la sua porta... Un tempo.
Alexandre - E non c'è proprio nessuna speranza?
Madison - Si, un trapianto. Occorre solo trovare un donatore… Alexandre - Potrei offrirle il mio cuore, non ne ho più bisogno… Mi uccido, e le dono i miei organi… Madison - Ho paura che non sia così facile. Soprattutto per un cuore. Non è come con questi organi che abbiamo in doppio. I reni, i polmoni... Alessandro - I testicoli... Madison - Per il cuore, bisogna che il donatore sia in stato di morte cerebrale... Alexandre - Di morte cerebrale? A volte mi chiedo se non lo sono già. Come molte persone intorno a me, tra l'altro...
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La fenêtre d’en face - Jean Pierre Martinez - pp 6-10.
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Alexandre – Ça va mieux ?
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Madison – Oui, merci... Il fait un effort pour se radoucir un peu.
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Alexandre – Ça se voit tant que ça.
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Alexandre – Qu’est-ce qui vous fait penser que je n’ai pas d’enfants ?
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Madison – Vous en avez ?
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Alexandre – Non...
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Madison – Je m’appelle Madison.
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Je suis américaine.
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C’est elle qui m’a appris la langue de Molière.
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Je suis venue à Paris pour étudier la littérature à la Sorbonne.
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Madison – Vous vous appelez Alexandre, n’est-ce pas ?
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Alexandre – Comment le savez-vous ?
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Madison – J’ai vu votre nom sur une boîte aux lettres, en bas.
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Alexandre Delacroix... Vous êtes parent avec... Alexandre – Avec le peintre ?
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Non, pas du tout.
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Madison – Avec l’écrivain !
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Madison – Vous exagérez... Tout le monde connaît Alexandre Delacroix.
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Et sa notoriété a largement dépassé les frontières de l’hexagone.
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Parmi ceux qui s’intéressent à la littérature, en tout cas.
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Alors ?
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Alexandre – Oui... C’est bien moi.
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Madison – Non ?
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Elle hésite un instant.
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Madison – Vous espionner ?
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Mais pas du tout !
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Je suis une grande admiratrice de votre œuvre.
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En arrivant à Paris, j’ai cherché à vous joindre.
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Mais votre agent m’a fait dire que vous ne vouliez voir personne.
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Alexandre – Et qu’est-ce que vous n’avez pas compris dans cette phrase ?
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Madison – J’ai traversé l’Atlantique dans l’espoir de vous rencontrer.
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Je cherchais un appartement.
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Je vous préviens, si vous ne me laissez pas tranquille, je porterai plainte pour harcèlement.
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Et puis qu’est-ce que vous attendez de moi, d’abord ?
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Vous êtes journaliste ?
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Madison – Je suis étudiante, je vous l’ai dit.
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J’ai fait mon mémoire de maîtrise sur votre œuvre, à New-York.
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Vous savez, pour les Américains, Paris est la ville la plus romantique du monde.
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Madison – Vous voulez savoir le titre de ma thèse ?
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Alexandre – Non.
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C’est pourquoi je vous demande de partir.
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Pour le connaître un peu mieux.
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Et en connaissant un peu mieux sa vie, mieux comprendre son œuvre.
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Alexandre – C’est un tort, je vous assure.
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Il vaut mieux se contenter d’étudier l’œuvre en ignorant tout de son auteur.
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Beaucoup de grands écrivains étaient de très petits personnages dans la vie.
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Quand ce n’était pas des salopards finis.
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Et ça vaut pour les artistes comme pour les scientifiques.
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C’est comme ça.
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Alexandre – Vous l’avez lu ?
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Madison – C’est ce roman qui m’a convaincue de venir étudier à Paris.
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Pour moi, c’est votre meilleur livre.
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Quoi qu’il en soit, je ne donnerai aucune interview.
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Ni à vous ni à personne.
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(Il s’approche d’elle avec un air menaçant.)
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Maintenant sortez !
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Au lieu de sortir, elle lui fait front.
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Madison – Non !
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Il semble surpris par sa détermination.
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Alexandre – Comment ça, non ?
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Madison – Je ne vous laisserai pas vous suicider avant de m’avoir accordé cet entretien.
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J’aurais pu traverser l’Atlantique à la nage pour l’obtenir !
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Il semble hésiter.
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Alexandre – Vous voulez que j’appelle une ambulance ?
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Madison – Non, mais j’ai besoin de m’asseoir un instant.
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Alexandre – Et après vous partirez ?
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Madison – C’est promis.
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Elle s’assied et reprend son souffle.
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Alexandre – Je vous ai déjà donné un verre d’eau... Vous voulez un verre de cognac ?
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Madison – Vous cherchez à m’achever, c’est ça ?
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Alexandre – C’est trop tard, hélas.
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J’aurais dû vous tirer dessus tout de suite, j’aurais plaidé la légitime défense.
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Alexandre – Au départ, c’était pour éloigner les gêneurs.
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Madison – Ça ne vous pèse pas, la solitude ?
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Alexandre – La solitude... C’est comme le café...
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Au début, c’est un peu amer.
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Après on s’y fait.
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Ensuite on y prend goût.
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Et finalement, on ne peut plus s’en passer.
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Madison – Vous devriez écrire un recueil d’aphorismes.
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Je suis sûre que ça se vendrait très bien.
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Alexandre – Et puis c’est quoi, ne pas être seul ?
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Vivre en couple et ressasser les mêmes banalités à longueur d’année ?
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Croiser les voisins dans l’escalier et disserter sur la météo ?
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Parler à son chat en faisant comme s’il vous comprenait ?
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Madison – Quand vous écrivez, pourtant, vous vous adressez à quelqu’un.
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Alexandre – C’est bien pour ça que j’ai arrêté d’écrire.
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Madison – Je ne vous crois pas.
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Alexandre – Je ne vous demande pas de me croire.
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Alexandre – Je n’ai plus rien à dire.
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Pire encore, je n’ai plus personne à qui parler.
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Et il y a des jours où je n’ai même plus envie de m’adresser la parole.
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Madison – C’est triste... Alexandre – C’est la vie...
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Je pourrais être votre père.
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Madison – Ou même mon grand-père.
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Alexandre – Merci pour cette précision, c’est très aimable à vous.
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Quoi qu’il en soit, votre vie ne fait que commencer.
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Madison – J’ai une maladie de cœur.
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Les médecins ne me donnent que quelques années à vivre.
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Quelques mois, peut-être.
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C’est pourquoi je suis venue en France pour réaliser un dernier rêve.
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Vous rencontrer... Il est évidemment secoué par cette sortie.
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Alexandre – Comment ça, une maladie de cœur ?
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Madison – Je suis née avec une malformation cardiaque.
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Mon cœur est trop fragile.
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Il peut lâcher d’un moment à l’autre.
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Alexandre – Et c’est la raison de vos moments de faiblesse ?
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Il a un moment d’hésitation.
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Madison – Hélas, non... Alexandre – Je suis désolé pour vous.
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Madison – Ce n’est pas de votre faute.
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Alexandre – Non, mais quelle ironie.
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Alexandre – Votre joie de vivre me déprime.
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Vous ne doutez jamais de rien ?
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Madison – Je n’ai plus le temps pour le doute.
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C’est pour ça que j’ai forcé votre porte... Un temps.
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Alexandre – Et il n’y a vraiment aucun espoir ?
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Madison – Si, une greffe.
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Surtout pour un cœur.
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Ce n’est pas comme pour ces organes que nous avons en double.
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Parfois je me demande si je ne le suis pas déjà.
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Comme beaucoup de gens autour de moi, d’ailleurs...
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La fenêtre d’en face - Jean Pierre Martinez - pp 6-10.

Alexandre – Ça va mieux ?
Madison – Oui, merci...
Il fait un effort pour se radoucir un peu.
Alexandre – Désolé de vous recevoir comme ça... Je n’ai plus trop l’habitude de voir du monde...
Madison – Alors vous vivez seul, vous aussi ?
Alexandre – Ça se voit tant que ça.
Madison – D’après ce que vous venez de me dire, j’imagine que vous n’avez pas d’enfants non plus.
Alexandre – Qu’est-ce qui vous fait penser que je n’ai pas d’enfants ?
Madison – Vous en avez ?
Alexandre – Non... Et quand je vois le monde aujourd’hui, je me réjouis de ne pas en avoir...
Madison – Oui...
Alexandre – Si vous voulez sauver la planète, il faudrait commencer par arrêter de faire des enfants, non ?
Madison – En même temps... est-ce que c’est en arrêtant de faire des enfants qu’on sauvera l’Humanité ?
Alexandre – Et quand on pense que la France est probablement le pays où on vit le mieux au monde...
Madison – Oui, c’est pour ça que j’ai décidé de venir m’installer dans votre pays...
Alexandre – Vous n’êtes pas française...?
Madison – Je m’appelle Madison. Je suis américaine.
Alexandre – Pourtant vous parlez parfaitement notre langue, et sans aucun accent...
Madison – Ma grand-mère était française. C’est elle qui m’a appris la langue de Molière. Je suis venue à Paris pour étudier la littérature à la Sorbonne.
Alexandre – Et c’est donc un pur hasard si je vous trouve aujourd’hui sur ma route... Madison.
Madison – Vous vous appelez Alexandre, n’est-ce pas ?
Alexandre – Comment le savez-vous ?
Madison – J’ai vu votre nom sur une boîte aux lettres, en bas. Alexandre Delacroix... Vous êtes parent avec...
Alexandre – Avec le peintre ? Non, pas du tout.
Madison – Avec l’écrivain !
Alexandre – Vous êtes américaine et vous connaissez Alexandre Delacroix... dont personne en France ne se souvient déjà plus.
Madison – Vous exagérez... Tout le monde connaît Alexandre Delacroix. Et sa notoriété a largement dépassé les frontières de l’hexagone. Parmi ceux qui s’intéressent à la littérature, en tout cas. Alors ?
Alexandre – Oui... C’est bien moi.
Madison – Non ? Alexandre Delacroix, cet auteur mythique qui a signé plusieurs chefs-d’œuvre de la littérature du vingtième siècle !
Alexandre – Si vous le dites...
Madison – Un écrivain mystérieux qui vit désormais en reclus, qui n’a plus rien publié depuis des années, et qui refuse toutes les interviews... C’est vraiment vous ?
Alexandre – Quelque chose me dit que vous le saviez déjà avant d’entrer chez moi en forçant ma porte, je me trompe ?
Elle hésite un instant.
Madison – Non, je l’avoue...
Alexandre – Alors c’est pour essayer de décrocher une interview que vous avez inventé cette histoire de chat...
Madison – Pour le chat, c’est vrai, je vous le jure... Mais c’est vrai aussi qu’en venant habiter juste en face de chez vous, j’avais une idée en tête.
Alexandre – Vous avez délibérément loué un appartement en face de chez moi pour pouvoir m’espionner ?
Madison – Vous espionner ? Mais pas du tout ! Je suis une grande admiratrice de votre œuvre. En arrivant à Paris, j’ai cherché à vous joindre. Mais votre agent m’a fait dire que vous ne vouliez voir personne.
Alexandre – Et qu’est-ce que vous n’avez pas compris dans cette phrase ?
Madison – J’ai traversé l’Atlantique dans l’espoir de vous rencontrer. Je cherchais un appartement. Celui d’en face était à louer, j’ai sauté sur l’occasion...
Alexandre – Vous êtes complètement folle ! Je vous préviens, si vous ne me laissez pas tranquille, je porterai plainte pour harcèlement. Et puis qu’est-ce que vous attendez de moi, d’abord ? Vous êtes journaliste ?
Madison – Je suis étudiante, je vous l’ai dit. J’ai fait mon mémoire de maîtrise sur votre œuvre, à New-York. Et puis j’ai décidé de venir à Paris pour continuer mes recherches, puisque cette ville sert de décor à la plupart de vos romans. Vous savez, pour les Américains, Paris est la ville la plus romantique du monde.
Alexandre – Et c’est avec ce genre de clichés que vous pensez éclairer la signification cachée de mon œuvre ?
Madison – Vous voulez savoir le titre de ma thèse ?
Alexandre – Non.
Madison – « La figure de l’absence dans l’univers romanesque d’Alexandre Delacroix. »
Alexandre – Vous avez tout compris... Ce que je préfère chez la plupart des gens, à commencer par vous, c’est leur absence. C’est pourquoi je vous demande de partir.
Madison – Quand on a la chance de travailler sur un auteur vivant, on a envie de le rencontrer, c’est normal. Pour le connaître un peu mieux. Et en connaissant un peu mieux sa vie, mieux comprendre son œuvre.
Alexandre – C’est un tort, je vous assure. Il vaut mieux se contenter d’étudier l’œuvre en ignorant tout de son auteur. Beaucoup de grands écrivains étaient de très petits personnages dans la vie. Quand ce n’était pas des salopards finis. Et ça vaut pour les artistes comme pour les scientifiques. C’est comme ça. Les génies gagnent rarement à être connus... Même si, rassurez-vous, je ne me prends pas pour un génie...
Madison – Je comprends votre modestie, mais tout de même... Un entretien exclusif avec l’auteur des Chroniques du Quartier Latin viendrait couronner mon travail de recherche.
Alexandre – Vous l’avez lu ?
Madison – C’est ce roman qui m’a convaincue de venir étudier à Paris. Pour moi, c’est votre meilleur livre.
Alexandre – Ce n’est pourtant pas celui qui s’est le mieux vendu...
Madison – J’imagine que ce roman est largement autobiographique.
Alexandre – Je vous l’ai dit... Ça n’a aucun intérêt pour le lecteur...
Madison – Sans parler de ce mystérieux manuscrit sur lequel vous travaillez depuis des années...
Alexandre – Je n’écris rien du tout. C’est une légende entretenue par mon éditeur pour qu’on ne m’oublie pas complètement, et que mes anciens livres continuent à se vendre un peu. Quoi qu’il en soit, je ne donnerai aucune interview. Ni à vous ni à personne. (Il s’approche d’elle avec un air menaçant.) Maintenant sortez !
Au lieu de sortir, elle lui fait front.
Madison – Non !
Il semble surpris par sa détermination.
Alexandre – Comment ça, non ?
Madison – Je ne vous laisserai pas vous suicider avant de m’avoir accordé cet entretien. J’aurais pu traverser l’Atlantique à la nage pour l’obtenir !
Alexandre – Retournez d’où vous venez en pédalo, si ça vous chante, ce n’est pas mon problème...
Elle est à nouveau sur le point de défaillir.
Alexandre – C’est la deuxième fois que vous vous pâmez devant moi... Vous lisez trop de romans à l’eau de rose, mademoiselle. Aujourd’hui, à part au théâtre, les femmes ne s’évanouissent plus comme ça à tout bout de champ dès qu’on les contrarie...
Madison – Je ne fais pas semblant, je vous assure.
Il semble hésiter.
Alexandre – Vous voulez que j’appelle une ambulance ?
Madison – Non, mais j’ai besoin de m’asseoir un instant.
Alexandre – Et après vous partirez ?
Madison – C’est promis.
Elle s’assied et reprend son souffle.
Alexandre – Je vous ai déjà donné un verre d’eau... Vous voulez un verre de cognac ?
Madison – Vous cherchez à m’achever, c’est ça ?
Alexandre – C’est trop tard, hélas. J’aurais dû vous tirer dessus tout de suite, j’aurais plaidé la légitime défense. Maintenant je ne pourrais plus nier la préméditation...
Madison – Pourquoi gardez-vous un pistolet chez vous ?
Alexandre – Au départ, c’était pour éloigner les gêneurs. Apparemment, ça ne suffit pas...
Madison – Même si vous êtes un peu misanthrope, comme beaucoup d’écrivains... On a tous besoin de compagnie, non ?
Alexandre – Je sens que vous allez me suggérer de prendre un chat... Vous voulez vous débarrasser du vôtre, c’est ça ?
Madison – Ça ne vous pèse pas, la solitude ?
Alexandre – La solitude... C’est comme le café... Au début, c’est un peu amer. Après on s’y fait. Ensuite on y prend goût. Et finalement, on ne peut plus s’en passer.
Madison – Vous devriez écrire un recueil d’aphorismes. Je suis sûre que ça se vendrait très bien.
Alexandre – Et puis c’est quoi, ne pas être seul ? Vivre en couple et ressasser les mêmes banalités à longueur d’année ? Voir sa famille ou ses amis de temps en temps en prenant soin d’éviter tous les sujets importants qui pourraient fâcher ? Croiser les voisins dans l’escalier et disserter sur la météo ? Parler à son chat en faisant comme s’il vous comprenait ?
Madison – Quand vous écrivez, pourtant, vous vous adressez à quelqu’un.
Alexandre – C’est bien pour ça que j’ai arrêté d’écrire.
Madison – Je ne vous crois pas.
Alexandre – Je ne vous demande pas de me croire. Je vous demande de me laisser tranquille...
Madison – Alors vous ne voulez pas m’accorder cet entretien ?
Alexandre – Je n’ai plus rien à dire. Pire encore, je n’ai plus personne à qui parler. Et il y a des jours où je n’ai même plus envie de m’adresser la parole.
Madison – C’est triste...
Alexandre – C’est la vie... Et d’une façon ou d’une autre, la mienne touche à sa fin...
Madison – La mienne aussi, peut-être...
Alexandre – Vous avez quarante ans de moins que moi. Je pourrais être votre père.
Madison – Ou même mon grand-père.
Alexandre – Merci pour cette précision, c’est très aimable à vous. Quoi qu’il en soit, votre vie ne fait que commencer.
Madison – Oui... Mais elle pourrait s’achever bientôt...
Alexandre – Qu’est-ce que vous voulez dire ?
Madison – J’ai une maladie de cœur. Les médecins ne me donnent que quelques années à vivre. Quelques mois, peut-être. C’est pourquoi je suis venue en France pour réaliser un dernier rêve. Vous rencontrer...
Il est évidemment secoué par cette sortie.
Alexandre – Comment ça, une maladie de cœur ?
Madison – Je suis née avec une malformation cardiaque. Mon cœur est trop fragile. Il peut lâcher d’un moment à l’autre.
Alexandre – Et c’est la raison de vos moments de faiblesse ?
Madison – À la moindre contrariété, mon cœur s’emballe, et il peut s’arrêter de battre.
Il a un moment d’hésitation.
Alexandre – Ne me dites pas que vous avez inventé cette histoire pour m’obliger à ne pas vous contrarier... et donc à accepter cet entretien.
Madison – Hélas, non...
Alexandre – Je suis désolé pour vous.
Madison – Ce n’est pas de votre faute.
Alexandre – Non, mais quelle ironie. Je suis vieux, je n’ai plus envie de rien, j’envisage d’en finir... Vous êtes jeune, vous avez la vie devant vous, et c’est votre cœur qui vous trahit...
Madison – Je ne peux rien y changer, alors à quoi bon me révolter ?
Alexandre – Et en plus, vous gardez le sourire...
Madison – Je me dis que les mois qui me restent à vivre seront peut-être les plus beaux de mon existence.
Alexandre – Votre joie de vivre me déprime. Vous ne doutez jamais de rien ?
Madison – Je n’ai plus le temps pour le doute. C’est pour ça que j’ai forcé votre porte...
Un temps.
Alexandre – Et il n’y a vraiment aucun espoir ?
Madison – Si, une greffe. Encore faut-il trouver un donneur...
Alexandre – Je pourrais vous offrir mon cœur, je n’en ai plus l’utilité... Je me suicide, et je vous fais don de mes organes...
Madison – Je crains que ce ne soit pas aussi simple. Surtout pour un cœur. Ce n’est pas comme pour ces organes que nous avons en double. Les reins, les poumons...
Alexandre – Les testicules...
Madison – Pour le cœur, il faut que le donneur soit en mort cérébrale...
Alexandre – En mort cérébrale ? Parfois je me demande si je ne le suis pas déjà. Comme beaucoup de gens autour de moi, d’ailleurs...