Giovannino - Aleksandr Afanasjev
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GIOVANNINO da Aleksandr Afanasjev La fiaba racconta che, quando i nostri nonni non studiavano ancora e i bisnonni non erano neppure nati, viveva in un certo reame un vecchino che aveva insegnato a leggere e scrivere ai suoi tre figli e aveva fatto loro conoscere tutte le cose dei libri. “Figlioli”, diceva loro, “quando io morirò, voi verrete a leggere sulla mia tomba”. “Bene, bene, babbino!” rispondevano loro.
I due fratelli maggiori erano due bei giovani, grandi e grossi, ma il più piccolo, Giovannino, era assai meno bello, sembrava un ragazzo non cresciuto, un paperino spelacchiato.
Il vecchio padre morì. In quello stesso tempo arrivò dallo Zar la notizia che sua figlia, la principessa Elena la Bella, si era fatta costruire un tempio con dodici pilastri e con dodici cerchi e, seduta in quel tempio, su un alto trono, aspettava lo sposo, quel prode giovanotto che, con un cavallo volante, con un solo volteggio, sarebbe arrivato a baciarla sulle labbra. Tutta la gioventù si mise in agitazione, si lisciava, si pettinava, pensando:”A chi toccherà tale onore?”. “Fratelli”, disse Giovannino “nostro padre è morto; chi di noi va a leggere sulla tomba?“. “Ci vada chi ne ha voglia!” risposero i fratelli. Andò Giovannino. Loro invece non facevano che andare a cavallo, arricciarsi i capelli, piegarsi i baffi, far gli spavaldi.
Arrivò un’altra notte. “Fratelli! Io ho letto!” disse Giovannino “Ora è il vostro turno, chi andrà?”. “Se ne hai voglia, leggi pure, ma non stare a infastidirci!”. Col cappello spavaldamente gettato all’indietro, gridando e vociando, essi si precipitarono a far baldoria nei campi aperti. Giovannino andò di nuovo a leggere, e così la terza notte. Intanto i fratelli allenarono i cavalli e si pettinarono i baffi, preparandosi a mettere alla prova le proprie prodezze davanti agli occhi di Elena la Bella. “Il fratello minore no”, pensano “cosa vuoi che faccia?
Umilierebbe anche noi e farebbe ridere la gente! Andiamo da soli!”. Partirono, ma Giovannino aveva una gran voglia di vedere la principessa Elena la Bella; pianse, pianse amaramente, poi si recò alla tomba del padre. Nella sua bara il padre lo sentì, uscì, andò da lui e disse:”Non affliggerti, Giovannino, io porrò rimedio alla tua tristezza”. Subito il vecchio si raddrizzò tutto, fischiò come un usignolo, gridò con voce possente; ed ecco sbucar fuori di corsa un cavallo: trema la terra, dalle orecchie e dalle narici s’alza una fiamma; con un volteggio s’arrestò dinanzi al vecchio e fermo come un sasso chiese:”Cosa comandi?”: Giovannino sgusciò dentro un orecchio del cavallo, uscì dall’altro e si fece un così bel giovane da non poter raccontare né descrivere con la penna! Salì a cavallo, posò le mani sui fianchi e volò come un falco, dritto agli appartamenti della principessa Elena. Presa la rincorsa, saltò: raggiunse solo due anelli; si volse di nuovo, volò, scattò: mancò ancora un anello; rifece il giro, prese la rincorsa, come un falco saettò dinanzi agli occhi, prese la mira giusta e scoccò un bacio sulle labbra di Elena la Bella! “Chi è? Chi è? Prendilo!
Prendilo!”, ma già era scomparso.
Galoppa alla tomba del padre, spinge il cavallo nei liberi campi, fa un inchino fino a terra e chiede consiglio al genitore. Il padre lo consigliò. Giovannino tornò a casa come se niente fosse; i fratelli raccontano dove son stati e cosa han veduto, ma lui fa come se lo sentisse per la prima volta.
Il giorno seguente c’è di nuovo adunata: i nobili si raccolgono nelle sale principesche, tanti che non si riesce a vederli tutti! I fratelli più grandi andarono; anche il minore andò, a piedi, modesto, tranquillo, come se non fosse stato lui a baciare la principessa e sedette in un angolino remoto. La principessa Elena domanda del fidanzato, ella vuol mostrarlo a tutto il mondo, vuol dargli metà del suo reame; ma il fidanzato non compare!
Lo cercano fra i nobili, fra i generali, dappertutto: niente! E Giovannino sorride e aspetta che la fidanzata venga da lui. “Si è innamorata di me che ero bello, mi ami ora anche in semplice caffettano!”. Allora lei si alzò, girò attorno il suo limpido sguardo, guardò tutti, lo vide e riconobbe il suo sposo, lo fece sedere accanto a sé e subito si celebrarono le nozze; ed egli, Dio mio! che uomo intelligente e fiero divenne, e quanto bello!........ Siede a volte sul cavallo volante, si aggiusta il berretto, si mette le mani ai fianchi: un re, un vero re! Lo guardi e non penseresti mai che è il Giovannino di una volta.
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“Bene, bene, babbino!” rispondevano loro.
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Il vecchio padre morì.
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“Ci vada chi ne ha voglia!” risposero i fratelli.
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Andò Giovannino.
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Arrivò un’altra notte.
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“Fratelli!
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“Se ne hai voglia, leggi pure, ma non stare a infastidirci!”.
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Giovannino andò di nuovo a leggere, e così la terza notte.
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“Il fratello minore no”, pensano “cosa vuoi che faccia?
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Umilierebbe anche noi e farebbe ridere la gente!
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Andiamo da soli!”.
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“Chi è?
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Chi è?
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Prendilo!
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Prendilo!”, ma già era scomparso.
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Il padre lo consigliò.
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Lo cercano fra i nobili, fra i generali, dappertutto: niente!
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E Giovannino sorride e aspetta che la fidanzata venga da lui.
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che uomo intelligente e fiero divenne, e quanto bello!........
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Lo guardi e non penseresti mai che è il Giovannino di una volta.
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GIOVANNINO da Aleksandr Afanasjev
La fiaba racconta che, quando i nostri nonni non studiavano ancora e i bisnonni non erano
neppure nati, viveva in un certo reame un vecchino che aveva insegnato a leggere e scrivere ai suoi tre figli e
aveva fatto loro conoscere tutte le cose dei libri. “Figlioli”, diceva loro, “quando io morirò, voi verrete a
leggere sulla mia tomba”. “Bene, bene, babbino!” rispondevano loro.
I due fratelli maggiori erano due bei giovani, grandi e grossi, ma il più piccolo, Giovannino, era assai meno
bello, sembrava un ragazzo non cresciuto, un paperino spelacchiato.
Il vecchio padre morì. In quello stesso tempo arrivò dallo Zar la notizia che sua figlia, la principessa Elena la
Bella, si era fatta costruire un tempio con dodici pilastri e con dodici cerchi e, seduta in quel tempio, su un
alto trono, aspettava lo sposo, quel prode giovanotto che, con un cavallo volante, con un solo volteggio,
sarebbe arrivato a baciarla sulle labbra. Tutta la gioventù si mise in agitazione, si lisciava, si pettinava,
pensando:”A chi toccherà tale onore?”. “Fratelli”, disse Giovannino “nostro padre è morto; chi di noi va a
leggere sulla tomba?“. “Ci vada chi ne ha voglia!” risposero i fratelli. Andò Giovannino. Loro invece non
facevano che andare a cavallo, arricciarsi i capelli, piegarsi i baffi, far gli spavaldi.
Arrivò un’altra notte. “Fratelli! Io ho letto!” disse Giovannino “Ora è il vostro turno, chi andrà?”. “Se ne hai
voglia, leggi pure, ma non stare a infastidirci!”. Col cappello spavaldamente gettato all’indietro, gridando e
vociando, essi si precipitarono a far baldoria nei campi aperti. Giovannino andò di nuovo a leggere, e così la
terza notte. Intanto i fratelli allenarono i cavalli e si pettinarono i baffi, preparandosi a mettere alla prova le
proprie prodezze davanti agli occhi di Elena la Bella. “Il fratello minore no”, pensano “cosa vuoi che faccia?
Umilierebbe anche noi e farebbe ridere la gente! Andiamo da soli!”. Partirono, ma Giovannino aveva una
gran voglia di vedere la principessa Elena la Bella; pianse, pianse amaramente, poi si recò alla tomba del
padre. Nella sua bara il padre lo sentì, uscì, andò da lui e disse:”Non affliggerti, Giovannino, io porrò
rimedio alla tua tristezza”. Subito il vecchio si raddrizzò tutto, fischiò come un usignolo, gridò con voce
possente; ed ecco sbucar fuori di corsa un cavallo: trema la terra, dalle orecchie e dalle narici s’alza una
fiamma; con un volteggio s’arrestò dinanzi al vecchio e fermo come un sasso chiese:”Cosa comandi?”:
Giovannino sgusciò dentro un orecchio del cavallo, uscì dall’altro e si fece un così bel giovane da non poter
raccontare né descrivere con la penna! Salì a cavallo, posò le mani sui fianchi e volò come un falco, dritto
agli appartamenti della principessa Elena. Presa la rincorsa, saltò: raggiunse solo due anelli; si volse di
nuovo, volò, scattò: mancò ancora un anello; rifece il giro, prese la rincorsa, come un falco saettò dinanzi
agli occhi, prese la mira giusta e scoccò un bacio sulle labbra di Elena la Bella! “Chi è? Chi è? Prendilo!
Prendilo!”, ma già era scomparso.
Galoppa alla tomba del padre, spinge il cavallo nei liberi campi, fa un inchino fino a terra e chiede consiglio
al genitore. Il padre lo consigliò. Giovannino tornò a casa come se niente fosse; i fratelli raccontano dove son
stati e cosa han veduto, ma lui fa come se lo sentisse per la prima volta.
Il giorno seguente c’è di nuovo adunata: i nobili si raccolgono nelle sale principesche, tanti che non si riesce
a vederli tutti! I fratelli più grandi andarono; anche il minore andò, a piedi, modesto, tranquillo, come se non
fosse stato lui a baciare la principessa e sedette in un angolino remoto. La principessa Elena domanda del
fidanzato, ella vuol mostrarlo a tutto il mondo, vuol dargli metà del suo reame; ma il fidanzato non compare!
Lo cercano fra i nobili, fra i generali, dappertutto: niente! E Giovannino sorride e aspetta che la fidanzata
venga da lui. “Si è innamorata di me che ero bello, mi ami ora anche in semplice caffettano!”. Allora lei si
alzò, girò attorno il suo limpido sguardo, guardò tutti, lo vide e riconobbe il suo sposo, lo fece sedere accanto
a sé e subito si celebrarono le nozze; ed egli, Dio mio! che uomo intelligente e fiero divenne, e quanto
bello!........ Siede a volte sul cavallo volante, si aggiusta il berretto, si mette le mani ai fianchi: un re, un vero
re! Lo guardi e non penseresti mai che è il Giovannino di una volta.