it-fr  UNA SCRITTA "JUDEN" E L'ANTISEMITISMO TRA I GILET GIALLI. Medium
Stefano Montefiori.
Corriere della Sera 10 février 2019.

Le problème est le climat d'irresponsabilité que cette révolte contribue à créer.


L'écriture « juden ! » est apparue dans la nuit de vendredi à samedi sur la vitrine d'un restaurant du restaurant Bagelstein sur l'île Saint Louis, à Paris. Cela signifie « juifs » en allemand et est une citation des marques d'infamie que les nazis affichaient sur les commerces tenus par des juifs à partir de 1933. Le ministre Castaner a dénoncé l'acte d'antisémitisme et a regretté le fait que « les leçons les plus tragiques de l'Histoire n'éclairent plus les consciences ”. Le propriétaire s'est empressé de préciser que l'inscription remonte a quelques heures avant la manifestation des gilets jaunes et qu'ensuite le cortège n'est pas passé par là. Nous comprenons la préoccupation de ne pas froisser les manifestants peu indulgents avec qui ose les critiquer (Le chef étoilé Yannick Delpech a vu incendier son restaurant pour ça), et en tous cas il est sacro-saint de n'accuser personne sans preuves. Mais un problème demeure, qui est le climat d'irresponsabilité que cette révolte contribue à créer, chaque samedi, en France.


Il y a de tout dans les cortèges : beaucoup de gens pacifiques et respectables, certains qui mettent le feu aux voitures, d'autres qui écrivent des choses insensées et personne pour contester l'autre. Così si vedono scritte come «Macron prostituta degli ebrei» e sugli striscioni ricorre l’equazione ricchi-banche-ebrei; a Strasburgo una settimana fa alcuni ebrei sono stati insultati da gilet gialli mentre pregavano in sinagoga, per non parlare dell’ex comico antisemita Dieudonné e del neonazista Hervé Ryssen che esibiscono fieri il loro gilet giallo. I manifestanti non sono tutti così, ovviamente, e abbiamo visto sfilare anche i famosi pensionati che non arrivano alla fine del mese. Ma chi decide chi è il gilet giallo autentico? Chi è «rappresentativo del movimento»? E perché queste minoranze sono tollerate dal 17 novembre, giorno del primo corteo? Chi ha scritto «juden» sulla vetrina forse non portava un gilet giallo. Ma lo indossano alcuni che, se anche lo avessero visto all’opera, si sarebbero girati dall’altra parte, o avrebbero applaudito.
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Stefano Montefiori.
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Corriere della Sera 10 febbraio 2019.
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Stefano Montefiori.
Corriere della Sera 10 febbraio 2019.

Il problema è il clima di irresponsabilità che questa rivolta contribuisce a creare.

La scritta gialla «juden!» è apparsa nella notte tra venerdì e sabato sulla vetrina di un ristorante della catena Bagelstein nell’Île Saint-Louis, a Parigi. Significa «ebrei» in tedesco, ed è una citazione dei marchi di infamia che i nazisti apponevano sui negozi tenuti dagli ebrei a partire dal 1933. Il ministro Castaner ha denunciato l’atto di antisemitismo e ha lamentato il fatto che «le lezioni più tragiche della Storia non rischiarano più le coscienze». Il proprietario si è affrettato a precisare che la scritta risale a qualche ore prima della manifestazione dei gilet gialli e che il corteo poi non è passato di lì. Si comprende la preoccupazione di non inimicarsi manifestanti poco teneri con chi osa criticarli (lo chef stellato Yannick Delpech ha avuto il suo ristorante di Tolosa incendiato per questo), e in ogni caso è sacrosanto non incolpare nessuno a sproposito. Ma un problema resta, ed è il clima di irresponsabilità che questa rivolta contribuisce a creare, ogni sabato, in Francia.

Nei cortei c’è di tutto: tanta gente pacifica e rispettabile, qualcuno che dà fuoco alle auto, altri che gridano o scrivono scempiaggini, e nessuno contesta l’altro. Così si vedono scritte come «Macron prostituta degli ebrei» e sugli striscioni ricorre l’equazione ricchi-banche-ebrei; a Strasburgo una settimana fa alcuni ebrei sono stati insultati da gilet gialli mentre pregavano in sinagoga, per non parlare dell’ex comico antisemita Dieudonné e del neonazista Hervé Ryssen che esibiscono fieri il loro gilet giallo. I manifestanti non sono tutti così, ovviamente, e abbiamo visto sfilare anche i famosi pensionati che non arrivano alla fine del mese. Ma chi decide chi è il gilet giallo autentico? Chi è «rappresentativo del movimento»? E perché queste minoranze sono tollerate dal 17 novembre, giorno del primo corteo? Chi ha scritto «juden» sulla vetrina forse non portava un gilet giallo. Ma lo indossano alcuni che, se anche lo avessero visto all’opera, si sarebbero girati dall’altra parte, o avrebbero applaudito.